venerdì 19 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: La #legalità di leggere

Questa settimana del Il Maggio Dei Libri noi lo dedichiamo alla #legalità. Un argomento che mi ha messo in seria difficoltà, perché non riuscivo a trovare un tema valido di cui parlarvi nel post.
Ad un certo punto ho fatto l'associazione più semplice che mi è venuta con il concetto di legalità, ovvero l'illegalità.
Grazie ai libri, noi possiamo venire a conoscenza di alcuni aspetti della vita, oscuri e sordidi, senza per forza farne esperienza in prima persona. Situazioni che nella vita reale sarebbero illegali, da molti punti di vista, ma che noi possiamo leggerne e venire a conoscenza di queste realtà, attraverso uno strumento del tutto legale: il libro.
Gli argomenti a riguardo sono dei più disparati: dal crimine organizzato e non all'omicidio; dalla mafia allo spaccio e all'uso di sostanze stupefacenti; dalle violenze, nel senso più ampio del termine, alle truffe; fino ad arrivare a genocidi di massa, come quello compiuto dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, per citarne solo uno.


Io non leggo molto libri con all'interno questi argomenti, o meglio, che non trattano in senso stretto questo preciso argomento. O almeno non in questo periodo della mia vita.
C'è stato però un periodo, durante l'adolescenza, in cui ero incuriosita dalle droghe e da tutto il mondo che ne ruotava intorno e, piuttosto di fare esperienza diretta sul campo, mi sono messa a leggere.
La mia era una curiosità più rivolta all'informarmi su queste sostanze, i loro effetti e ciò che comportavano, più che un vero e proprio interesse a provarle. Così mi sono ritrovata a leggere, più che altro, storie vere di persone che in questo tunnel, devastante e pericoloso, c'erano cadute e faticavano a uscirne.

Il primo libro affrontato fu Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F pubblicato nel 1978. Sì, faccio parte di quella generazione per cui questo libro era ancora un cult, una lettura quasi obbligatoria che bisognava fare a una certa età.
La testimonianza di Christiane, raccontata a due giornalisti del settimanale "Stern", racconta di come abbia cominciato piccolissima, negli anni Settanta a dodici anni, ad avvicinarsi alle prime droghe: hashish, Lsd, efedrina e mandrax. E in breve tempo, a quattordici anni, si sia ritrovata a prostituirsi, per le strade di Berlino, per procurarsi le dosi di eroina. Christiane in questo periodo contrae anche l'epatite, con cui conviverà tutto il resto della sua vita.
Le vicende dei ragazzi dello zoo di Berlino hanno influenzato diverse generazioni a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, trascinando l'effetto anche fino agli anni Novanta. Diventando la testimonianza di un'epoca buia, in cui la tossicodipendenza cominciava ad essere argomento di discussione, e denunciando l'indifferenza della società verso un dramma sociale ancora oggi attuale.
Un racconto crudo, incisivo e scioccante, che rimane impresso nella mente per sempre. La storia di una discesa precipitosa nel tunnel della droga, dal quale la ragazza non ci uscirà mai veramente. Sebbene la fine del libro lasci intendere che lei sia determinata ad abbandonare questo stile di vita, la pubblicazione di qualche anno fa (2015) del seguito Christiane F. La mia seconda vita, dimostra, trentacinque anni dopo, come Christiane non sia mai riuscita a staccarsi da questo mondo. Tra la disintossicazione e la ricaduta, racconta come la sua vita sia stata caratterizzata soprattutto da solitudine e una grande disperazione (questo libro lo devo assolutamente recuperare).
Dal primo libro è stato tratto anche un film nel 1981, che racconta soprattutto degli anni in cui Christiane era dipendente dall'eroina e si prostituisce, tralasciando completamente gli anni precedenti con le droghe leggere e anche alcuni personaggi fondamentali nel libro.

È stato in un pomeriggio trascorso in biblioteca, dopo la scuola, che mi sono imbattuta in Alice: i giorni della droga. Il diario reale di un'adolescente americana, pubblicato nel 1971, di cui non si conosce mai il nome, che racconta quelle scelte sbagliate che ci si trova davanti a una certa età, alcune più sbagliate e distruttive di altre. Alice è solo un nome fittizio, che fa riferimento all'Alice del paese delle meraviglie di Lewis Carroll, che cade nella tana del bianconiglio. E così la giovane ragazza di questo diario, precipita in una spirale fatta di droga, solitudine e devastazione.
Racconta come la ragazza venga a contatto con le prime droghe, provando dell'Lsd a una festa con gli amici, e di come ben presto diventi dipendente da esse; arrivando ad abbandonare la scuola e a frequentare compagnie sbagliate. E queste compagnie sono la causa dello strano comportamento della ragazza secondo i genitori, che non vedono e non capiscono cosa stia succedendo alla figlia.
Anche questa è una storia che scuote nel profondo, che colpisce e impressiona, ma con un finale veramente improvviso che assomiglia a un forte pugno nello stomaco. A distanza di molti anni, ancora me lo ricordo vividamente.
Il libro è stato presentato all'epoca come il vero diario di una ragazza americana, rimasta anonima, ma anni dopo, tramite una ricerca sul copyright, si è scoperto che era depositato da Beatrice Sparks, una psicologa statunitense. Nel 1979, la Sparks dichiarò che Alice: i giorni della droga era davvero basato su due diari di una ragazza che era stata sua paziente, ma che a essi aveva aggiunto alcuni avvenimenti romanzati sulla base delle esperienze di altri ragazzi dall'adolescenza disturbata.
Per i temi trattati al suo interno, oltre che di tossicodipendenza si parla sessualità e violenza in modo esplicito, il libro ha suscitato molto clamore dopo la sua pubblicazione e i genitori conservatori hanno intentato molte cause per bandire il libro dalle biblioteche scolastiche. Ancora oggi è nella top 10 dei libri più censurati negli Stati Uniti.

Gli anni in cui si svolgono le vicende di questi due libri sono più o meno gli stessi, gli anni Settanta, ma in due parti del mondo completamente diverse, una nella povera e degradata Berlino Est e l'altra negli Stati Uniti ricchi e scintillanti.
Due testimonianze reali che denunciano il dramma di una situazione sociale, che a tutt'oggi non ha una soluzione. Le droghe sono cambiate oggi, ma la disperazione, la sofferenza e la solitudine in cui precipitano queste due ragazze sono ancora attuali e ci sono ancora tantissimi giovani tossicodipendenti che si ritrovano in questa situazione, senza sapere come uscirne.


Il calendario delle pubblicazioni delle altre blogger e vlogger che partecipano al progetto:

martedì 16 maggio 2017

NESSUNO SCOMPARE DAVVERO di Catherine Lacey

Il nostro #IndieBBBCafè dedica l'intero mese di maggio a Edizioni Sur, una casa editrice nata cinque anni fa, che si caratterizza soprattutto per la narrativa latino-americana e anglo-americana. Per conoscere meglio questa realtà editoriale vi rimando all'interessante intervista che ha fatto Paola per elle con zero.
Io ho scelto questo libro quando mi trovavo a Milano per Book Pride. Questa copertina evocativa, un titolo che sembra una promessa e la trama curiosa, sono stati i motivi che mi hanno avvicinata a questo romanzo.

Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York; ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda.
Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po' di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.



Chi non ha mai desiderato partire? Mollare tutto ed andarsene?
Quando le cose sembrano andare male, sembrano troppo grandi e difficili da superare, o semplicemente ci si annoia e la vita sembra sempre la stessa, sembra quasi inevitabile un cambiamento, una scossa, e quindi allontanarsi e lasciare tutto sembra la scelta migliore.
Un pensiero fugace, che appare nel cuore della notte, in un momento in cui l'angoscia e la disperazione si fanno spazio dentro di noi e non ci lasciano dormire. Alzi la mano a chi non è mai successo! Ma poi arriva il mattino e questo malessere lascia il posto alle responsabilità e alla razionalità che ci tengono legati (nel bene e nel male) al posto dove siamo.
A me è successo alcune volte di dire: "Vaff... domani parto e non torno più, cambio la mia vita". Ma invece sono ancora qui, perché non ho il coraggio di fare il salto.
Però ho sempre ammirato tanto chi riesce a farlo, a mollare tutto (affetti, parenti e amici) e andare altrove in cerca di nuove opportunità, un nuovo inizio. E un po' invidio il coraggio di queste persone.
Come fa Elyria, la protagonista di questo romanzo, che dall'oggi al domani lascia lavoro e marito per andare in Nuova Zelanda, con pochi soldi in tasca e uno zaino sulle spalle. Lei lo fa in modo decisamente drastico, perché non avvisa nessuno della sua partenza. E lo fa principalmente perché vuole sparire, ma non si può scappare da sé stessi e sparire del tutto, e il titolo ce lo ricorda bene: Nessuno scompare davvero.

Un libro estremamente scorrevole (poco più di 200 pagine), ha capitoli brevi che si leggono velocemente, lo stile è molto semplice e chiaro.
La maggior parte delle volte i capitoli si alternano: passando dal racconto della situazione attuale che sta vivendo Elyria, raccontando il suo presente, ciò che le succede e le persone che incontra; per passare al capitolo successivo in cui la narratrice racconta ricordi personali della sua vita e si lascia trasportare da flussi di coscienza infiniti, ingovernabili che spaziano in tutte le direzioni e si perdono.
È grazie a questi ricordi che noi lettori veniamo a conoscenza di molte cose riguardanti la protagonista e, un po' alla volta, ci facciamo un'idea sul perché abbia preso questa decisione, di mollare tutto e andarsene.

Elyria se ne va a causa di un malessere interiore che nemmeno lei sa spiegare, ma è sicuramente dovuto a diverse situazioni della sua vita: una madre assente e alcolizzata; una sorella morta suicida; un marito che la ama, ma non la conosce; la presenza di pochissimi veri amici.
Questo inspiegabile malessere si manifesta dentro di lei come un bufalo inferocito, che sente muoversi in modo irrequieto e scatenarsi all'improvviso.
Così, la nostra protagonista, si ritrova dall'altra parte del mondo per chiarirsi le idee (senza grandi risultati in verità) e a ripetere sempre gli stesse schemi: non parla con nessuno, se non strettamente necessario; rimugina costantemente sul suo passato; e scappa ogni volta che le cose diventano insostenibili per lei.

Il finale, che naturalmente non vi racconto, non so se l'ho capito a pieno e se mi ha convinta, ci sto ancora riflettendo. Nel corso del suo viaggio, durato diversi mesi, Elyria cambia molto, perché è inevitabile che un viaggio del genere ti cambi profondamente; ma molte cose non hanno una spiegazione o una conclusione chiara, non trovano una soluzione. E forse va bene così, perché in realtà nella vita vera le cose vanno proprio così: non tutto si sistema da solo, soprattutto scappando, ma le cose cominciano ad andare meglio solo quando le si affronta.

venerdì 12 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: Le manie per il #benessere di una lettrice

L'argomento di questa settimana per Il Maggio Dei Libri è il #benessere, naturalmente legato ai libri.
Per me questo è un concetto legato strettamente alla lettura e a tutto ciò che ruota intorno al mondo di noi divoratori di pagine scritte. Una delle cose che più mi fa star bene, allontana lo stress e mi ritaglia un momento tutto per me, solo mio, è proprio leggere.
Sedermi, aprire un libro e concedermi qualche ora di buone letture è una coccola giornaliera, per me assolutamente necessaria, che negli anni ho fatto diventare una vera e propria abitudine: almeno qualche pagina al giorno me la devo concedere.
È diventato un vero e proprio rito, che ripeto soprattutto ogni sera prima di dormire. E come ogni abitudine che si rispetti deve avere determinate caratteristiche e avvenire in specifiche condizioni, in modo da rendere tutto perfetto (chiamiamole pure manie, va).


  • L'atmosfera
    Io sono una di quelle persone che adora la solitudine e il silenzio, per questo il momento perfetto per me per leggere è a notte fonda, mentre tutti dormono e in casa non si sente volare una mosca. Per potermi concentrare e immergermi totalmente nella lettura che sto facendo, ho bisogno del silenzio più totale. Non riesco a leggere con tante persone attorno che chiacchierano, oppure con radio e televisione accesa, o anche all'aperto (ad esempio in spiaggia) e nelle sale d'aspetto rumorose. Io ci provo, ma non ci riesco proprio, perché mi distraggo facilmente e mi rovina tutta l'atmosfera.
    Per questo quando mi metto il pigiama, mi infilo sotto le coperte e apro un libro, quello diventa un momento tutto mio, silenzioso e di beata tranquillità.
  • Il segnalibro
    Ogni volta che inizio una nuova lettura, è una scelta molto importante per me quella del segnalibro adatto. Un momento a cui dedico tempo e un'accurata riflessione, per decidere quale segnalibro stia meglio con quel determinato volume.
    Per libri piccoli e fini ho alcuni segnalibri di piccole dimensioni; per i volumi corposi ho segnalibri grandi e rettangolari. Ma non finisce qui perché ne ho di colorati e simpatici se il libro in questione è divertente; ho quello con una renna in tessuto per il periodo natalizio e uno a cuore per San Valentino; ne ho diversi con le calamite da usare in spiaggia, per non rischiare che mi volino via col vento e cadano sulla sabbia (orrore!!); alcuni sono riproduzioni di quadri di pittori famosi, comprati in diversi musei (che prendo sempre come souvenir), che uso solo con libri seri, importanti e di un certo spessore.
    Insomma, ad ogni libro il suo segnalibro.
  • L'ordine
    È una vera e propria mania per me. Il libro deve stare in una determinata posizione sul comodino, cioè con la copertina rivolta verso il basso e la costa verso l'esterno.
    Un libro, una volta iniziato, devo leggerlo dall'inizio alla fine, anche se è una saga e anche se è noioso e il leggerlo mi fa venire l'orticaria (questo è il motivo per cui ho letto tutta, fino in fondo, la trilogia delle 50 sfumature).
    Ogni sera, prima di spegnere la luce, devo terminare il capitolo che sto leggendo. Faccio estrema fatica a leggere libri che non sono divisi in capitoli, è una vera tortura per me. Una volta ero a metà di un capitolo, ma ero molto stanca, così ho messo il segnalibro alla pagina dove ero arrivata e ho spento la luce. Non l'avessi mai fatto!! Subito una vocina dentro di me ha cominciato a dirmi: "Ma quel segnalibro non è nel posto giusto, non va bene che sia a quella pagina". L'ossessione era talmente grande che non mi permetteva di prendere sonno. Così ho dovuto accendere di nuovo la luce e mettere il segnalibro all'inizio del capitolo che avevo già letto a metà, per poter addormentarmi tranquillamente.
  • Varie ed eventuali
    Nelle librerie e alle fiere prendo sempre il terzo o quarto libro di una pila, perché sono convinta che quello non l'abbia toccato nessuno prima di me e che, probabilmente, sarà meno rovinato di quello che sta in cima.
    Mi sono resa conto che quando leggo chiudo così forte la mandibola, che dopo un po' mi fa molto male. Così ho iniziato a tenere la lingua tra i denti, in modo da evitare il dolore.
    Odio qualsiasi segno fatto in un libro: gente incivile che sottolinea e scrive sulle pagine, a volte anche a penna o con l'evidenziatore (sappiate che esiste un girone dell'inferno tutto per voi!!); l'unica cosa che faccio è correggere eventuali errori o refusi, ma lo faccio in matita leggerissima e, vi giuro, mi piange il cuore.

Mi rendo conto che dopo aver letto questo post voi sarete convinti che io non sia una persona che sta proprio bene, che qualche lato del disturbo ossessivo-compulsivo facciano parte di me e della mia vita quotidiana. Ma questa è la mia concezione di #benessere quando leggo. Devo seguire determinate manie personali per potermi godere l'esperienza a pieno, e fare in modo che sia un momento piacevole e rilassante.

Ora vi lascio il calendario delle pubblicazioni delle altre blogger e vlogger, fatte nei giorni scorsi e quelle che usciranno nei prossimi giorni:


martedì 9 maggio 2017

LUCKY di Alice Sebold

Questo romanzo era nella mia libreria da diverso tempo, non mi decidevo mai ad affrontarlo, probabilmente per il tema, così forte e importante, trattato tra le sue pagine: lo stupro.
L'autrice, meglio conosciuta per Amabili resti, il suo romanzo di maggior successo, Alice Sebold in Lucky ci racconta una storia vera, la sua, di quando fu stuprata una notte di primavere, nel suo primo anno d'università, mentre tornava nel suo alloggio.

"Chi dice che preferirebbe lottare fino alla morte piuttosto che farsi violentare è un idiota... Parlando di scalate o di traversate burrascose certa gente dice di essere diventata tutt'uno con la montagna o con l'acqua..."
Dal buio della galleria abbandonata cosparsa di cocci e bottiglie rotte dove è stata violentata quando aveva diciotto anni, Alice Sebold ci consegna una sconvolgente rivelazione: "Io divenni tutt'uno con quell'uomo. Quell'uomo teneva in mano la mia vita..."
"Sei fortunata" si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro. "Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa".
Il senso di questa controversa fortuna è il tema sul quale l'autrice torna sistematicamente nel corso del suo libro che è a un tempo drammatica testimonianza, lucida e spregiudicata indagine sulla violenza e le sue conseguenze e sconcertante ritratto autobiografico, denso di candore, anticonformista e ironico, pieno di dolore e legittima ribellione.
Alice, condannata dalla violenza alla solitudine e alla discriminazione, costretta a vivere in un mondo che ha solo due colori, ciò che è sicuro e ciò che non lo è, "rovinata" agli occhi di familiari, amici e fidanzati, riuscirà con coraggio a superare prove durissime per vivere in un mondo dove orrore e amore convivono.

Alice Sebold apre il libro raccontando subito il momento dello stupro, lo fa nei minimi dettagli senza tralasciare nulla, così che il lettore si trovi di fronte al momento clou del romanzo e sappia fin da subito a cosa sta andando incontro.
Tutto è spiegato così bene e in modo così toccante che io stavo già piangendo a pagina 21.
Lo stile di scrittura è semplice e diretto, l'autrice non ha certo voluto romanzare la vicenda, ha voluto raccontarla proprio così come è avvenuta, come si è svolto tutto dall'inizio alla fine. Certo però il modo non è dei migliori: ci sono parti assolutamente inutili, come alcuni aneddoti della sua infanzia, per nulla rilevanti al fine della narrazione, che sembrano più dei riempitivi messi lì per aumentare il numero di pagine.
Mi aspettavo qualcosa di più da un libro del genere, che tratta un argomento così delicato, ma estremamente importante. Ho trovato la descrizione di molti fatti e tanti dialoghi, ma pochi sentimenti, sensazioni e riflessioni; insomma per nulla introspettivo, ma solo la cronologia dei fatti realmente accaduti.
Esplicita sì, che colpisce duramente allo stomaco nelle sue descrizioni, ma solo perché sono argomenti sensibili e non perché c'è qualche sostanziale risvolto psicologico toccante.

Non bisogna vederla solo come la storia dello stupro, ma è la storia di una ragazza che cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita, dopo un evento terribile. Della sua lotta nel cercare di tornare alla vita di tutti i giorni, della grande difficoltà nell'affrontare tutto quello che viene dopo: il giudizio delle persone, i commenti e gli sguardi inopportuni, il modo diverso di vedere la vita e di valutare le persone che la circondano.
Uno sforzo immenso per riuscire a convivere con questo trauma terribile e tornare alla normalità, che non sarà mai come prima.
Una parte molto interessante è quella che riguarda il processo e le testimonianze di Alice. La tensione di quei momenti, e anche la rabbia che l'autrice prova in determinate situazioni, è palpabile e la si vive in prima persona.
Alice trova diversi modi per combattere i propri demoni, che la opprimono e potrebbero distruggerla; uno di questi è soprattutto il coraggio di affrontare a testa alta il suo violentatore in un aula di tribunale, raccontando in modo chiaro e lucido quello che le è successo. Ma a u certo punto la ragazza cade anche nella spirale di alcool e droghe, per poter soffocare le sue sensazioni e poter sopravvivere
Qui si apre tutta l'ultima parte del libro, che racconta i quindici anni dopo, fino alla decisione di scrivere queste pagine. A mio parere, sono avvenimenti raccontati in modo grossolano e sbrigativo. In poche pagine fa un riassunto di quei quindici anni, giusto per dare un'assaggio di ciò che è accaduto, senza approfondire sentimenti, paure e sensazioni.
Non ha dato per niente il tempo e lo spazio che queste vicende si meritavano.

Un libro veloce e scorrevole nonostante le sue 310 pagine, che vale la pena leggere per la sua capacità di far riflettere sulla situazione delle donne e su come vengano trattate dopo aver subito uno stupro. Molto spesse sono colpevolizzate ingiustamente per quello che è successo e vengono viste come delle persone "rovinate" per sempre.
Nonostante questa vicenda sia accaduta nel 1981, e l'autrice ricostruisca l'accaduto quindici anni dopo, il romanzo rimane ancora estremamente attuale e fornisca svariati punti su cui riflettere.
È determinante che si capisca quanto è importante denunciare queste cose, parlarne e ascoltare le vittime, per aiutare a superarlo e impedire che accada ad altri.
Bisogna dare un volto e un nome alle vittime, altrimenti come dice Alice: "...se resta anonima, la mia storia è solo una storia, non la realtà".

venerdì 5 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: PERSUASIONE di Jane Austen #anniversari

In questa settimana de Il Maggio Dei Libri ci concentriamo sugli #anniversari di #scrittori (e #scrittrici) illustri.
Quest'anno ricorrono i 125 anni dalla nascita di J.R.R. Tolkien; i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello; i 150 anni dalla morte di Charles Baudelaire; i 200 anni dalla morte di Jane Austen e i 30 anni dalla morte di Marguerite Yourcenar.
Tutti grandissimi scrittori nel loro genere, ma ho scelto Jane Austen per un affetto particolare che ho verso di lei. In questi giorni mi sono ritrovata a (ri)leggere quello che per me è il suo romanzo più bello e che mi commuove ogni volta: Persuasione e parlarne con voi mi sembra il modo migliore per onorare questa autrice.

Al centro della vicenda Sir Walter Elliot, uomo orgoglioso e pieno di sé, e le sue tre figlie Elizabeth, Anne e Mary. Rimasto vedovo molto presto, Sir Walter affida le giovani a una tutrice, Lady Russell, perché ne curi l'educazione.
A diciannove anni Anne si innamora di un giovane ufficiale di marina, Frederick Wentworth, ma su sollecitazione della sua mentore che ne sottolinea di continuo la mancanza di mezzi, e la scarsa considerazione del padre, Anne rompe il fidanzamento.
Otto anni dopo però lo rincontra. Amaramente pentitasi del passo compiuto a suo tempo, decide quindi di giocarsi ogni possibilità.
Il capitano Wentworth è educato e cortese con lei, ma mantiene una certa distanza e sembra interessato ad un altra ragazza. Anne vive sempre una certa tensione quando è in sua compagnia e la mente vola sempre ai ricordi di quei momenti felici e spensierati vissuti insieme, prima che tutto si rovinasse. Con il passare del tempo Anne diventa sempre più consapevole dei propri desideri, fino alla rivelazione finale del capitano Wentworth.
Persuasione ci racconta la presa di parola di una donna, che riconosce finalmente il desiderio più profondo del proprio cuore ed evolve di pari passo con la propria consapevolezza.

Il romanzo si apre non con la presentazione della protagonista Anne Elliot, ma con quella di altri personaggi, importanti per lo svolgimento, ma indubbiamente secondari rispetto a lei. Questo sta a indicare la pacatezza e l'abitudine di Anne di mettere sempre gli altri e i loro desideri prima dei propri; ma anche di come in realtà la ragazza sia poco considerata dai suoi parenti e conoscenti. Nei primi capitoli lei appare molto poco, e quelle poche volte che parla non è quasi ascoltata e le sue parole cadono quasi nel vuoto.
Finalmente incontreremo Anne nel quarto capitolo, ma anche qui la conosciamo attraverso il racconto del suo fidanzamento con Frederick Wentworth, presto rotto a causa delle pressioni da parte di Lady Russell, per la mancanza di mezzi del ragazzo.
Da questo capitolo in poi si può dire che cominci la vera storia e la narrazione si concentra sui sentimenti e le sensazioni di Anne.

Jane Austen ci presenta all'inizio alcuni personaggi molto rilevanti e incisivi nella vita di Anne, per mostrarci il suo ambiente, le idee e le convinzioni delle persone che la circondano.
C'è Sir Walter Elliot, il padre,  superficiale e pieno di sé, ossessionato dall'importanza del nome e da una certa reputazione a cui non vuole per nessuna ragione rinunciare, anche a costo di sperperare tutti i suoi averi; in oltre non considera Anne perché ormai vecchia e bruttina. La sorella, Elizabeth, degna figlia di suo padre, consapevole del suo fascino e della sua ricchezza, altezzosa e arrogante, alla compagnia della sorella Anne preferisce in assoluto quella di Mrs Clay, figlia di Mr Shepherd (amico intimo di Sir Walter). Mary, sorella minore di Anne, ipocondriaca e lamentosa, ma con l'altezzosità degli Elliot, l'unica a prendere in considerazione la sorella, ma solo per il suo tornaconto. E poi c'è Lady Russell donna intelligente e influente, tutrice e mentore di Anne, attenta che le ragazze si accompagnino solo a persone della loro levatura sociale, e disapprova chiunque sia in posizione sociale inferiore a loro.

Persuasione, oltre ad essere il titolo, è anche un perno attorno al quale ruota tutto il romanzo. Tutti i personaggi prima o poi vengono persuasi a fare qualcosa di cui non sono molto convinti: Mr Shepherd convince Sir Walter a condurre una vita più morigerata e ad affittare la sua casa; Mrs Clay con la sua avvenenza persuade ben presto Elizabeth e suo padre; tutti cercano, senza grande successo, di convincere la sorella minore Mery a essere meno ipocondriaca e a non fare una tragedia per qualsiasi cosa; Lousa fa il bello e il cattivo tempo all'interno della compagnia di amici e, in più, costringe la sorella Henrietta ad accettare il corteggiamento di Mr Hayter in modo da allontanarla dal capitano Wentworth.
Sono molte le situazione in cui alcuni personaggi vengono persuasi da altri, sottolineando la loro debolezza di carattere. Ironicamente l'unica a mostrare una certa solidità del carattere è la stessa Anne: colei che viene persuasa all'inizio a lasciare l'amore della sua vita, ha compreso la lezione e ora è più ferma e sicura di ciò che vuole, e non si lascia influenzare.
Questo è un concetto molto importante, che il capitano Wentworth ribadisce più di una volta nei suoi discorsi e cioè che desidera al suo fianco una donna con "fermezza di mente". E l'unica che ha questa caratteristica, tra i personaggi del libro, è proprio Anne e lo dimostra diverse volte.

Ma questo libro è anche una struggente storia d'amore di due amanti separati da differenze di classe. Quando, insieme a Anne,  scopriamo che il capitano Wentworth si sta recando a Kellynch viviamo insieme a lei quella sensazione di agitazione e trepidazione prima del loro incontro, ma anche una certa angoscia e paura che siano passati troppi anni e che tutto sia inesorabilmente perduto. La tensione si presenta ad ogni loro incontro, ad ogni momento trascorso insieme. Per tutto il romanzo stiamo accanto a Anne e condividiamo con lei il dubbio che lui si sia lasciato la loro storia d'amore alle spalle, che provi solo un gran risentimento nei suoi confronti, fino però all'incredibile lettera che il capitano le scrive, rivelandole i suoi sentimenti e le sue intenzioni. E qui le lacrime sono assicurate!! (Potete leggere la lettera in questa puntata della mia rubrica Lettere da...).

La storia di Anne Elliot e il capitano Wentworth tocca corde per me molto sensibili, assumendo un significato importante nella mia vita e diventando così il mio romanzo austeniano preferito.
Una storia di coraggio, rivalsa e di amore; di seconde possibilità, perché non è mai troppo tardi quando si parla del vero amore. Per questo lo trovo anche molto romantico, non in modo sdolcinato, ma estremamente realistico e concreto. È anche un romanzo di crescita e il percorso compiuto da Anne, lungo le pagine, la porta a una forte coscienza di sé e dei suoi desideri.
Il tutto arricchito dalla prosa di Jane Austen così accurata, corposa, ricca di dettagli e di sentimenti, con personaggi perfettamente delineati e caratterizzati. Secondo me Persuasione è il suo lavoro meglio riuscito e sicuramente più maturo nello stile e nello svolgersi della storia.
E ora la domanda è d'obbligo: qual è il vostro romanzo preferito della Austen?


Vi lascio qui il calendario completo, dove potete trovare le altre blogger e vlogger coinvolte in questo progetto:


venerdì 28 aprile 2017

#IlMaggioDeiLibri 2017

Grazie a Il Maggio Dei Libri tutto il mese di maggio di ogni anno, più precisamente dal 23 aprile al 31 maggio, è dedicato a iniziative e incontri per promuovere la lettura in tutta la penisola (o quasi). Potete andare nel sito e controllare quali sono le iniziative più vicine a voi; io ho scoperto che ci sono numerosi incontri vicino a me, organizzati soprattutto dalle biblioteche.
Quest'anno verranno trattati diversi temi per tutta la durata della manifestazione, che potrete ritrovare nei social network attraverso i relativi hastag, e sono il #benessere, la #legalità, i #paesaggi e gli #anniversari di nascita o di morte di scrittori illustri (Jane Austen e J.R.R. Tolkien solo per citarne alcuni)
Visto che il claim della manifestazione è "Leggiamo insieme" abbiamo messo insieme una bella squadra di blogger e vlogger, che ogni settimana condividerà la sua opinione o la recensione di un libro riguardo un determinato argomenti; per dimostrare quante sfumature diverse noi diamo a questo mese, ai temi trattati e alla lettura in generale.
Vi lascio il calendario così potete seguire tutti i post o i video del gruppo (altri blogger volesse partecipare si facciano avanti, perché siete sempre i benvenuti e più siamo e meglio è):

  • Lunedì ha aperto le danze Nereia di LibrAngolo Acuto con la sua bella spiegazione della festa di Sant Jordi a Barcellona.
  • Mercoledì è stato il turno di Simona di Letture Sconclusionate che ci ha fatto sbirciare nel libro che sta leggendo "The Dome" di Stephen Kinq
  • Giovedì nel suo video Angela Cannucciari ci ha spiegato cosa vuol dire leggere per lei
  • Venerdì mattina Barbara di Librinvaligia ha aperto il suo Maggio Dei Libri con una piccola critica
  • Sabato mattina troverete Natascia Mameli ospite nello spazio di Letture sconclusionate
  • Sabato pomeriggio ascolteremo DadaWho? nel suo canale
  • Domenica mattina sarà la volta di Paola Sabatini che potrete leggere nel blog della sorella My Day Worth
  • Domenica pomeriggio chiuderà la settimana Marianna Di Felice con Sulle ali della fantasia

Per aprire il mio personale Maggio Dei Libri ho deciso di fare un tipo di post che non condivido mai qui sul blog: una sorta di scaletta di lettura, cioè mostrandovi tutti i libri di cui ho intenzione di parlarvi in questo mese.
Spero soprattutto di aver tempo sufficiente per leggerli tutti!! Eccoli qui:

La prima settimana di maggio la dedicheremo agli #anniversari di nascita e di morte di scrittori famosi.
Visto che quest'anno ricorre il bicentenario della morte di Jane Austen ho deciso di rileggere Persuasione, il suo romanzo più bello secondo me, e onorare così questa bravissima scrittrice.
Persuasione è un romanzo bellissimo, che parla di seconde possibilità, di determinazione e di coscienza di sé. Naturalmente è anche una storia d'amore, ma non melensa e stucchevole, anzi molto razionale e realistica.
Un libro che mi ha conquistata fin dalla prima volta che lo lessi e che almeno una volta all'anno mi ritrovo tra le mani, a rileggere le sue pagine, perché ho proprio bisogno di perdermi tra le sue ambientazioni e ammirare l'amore tra Anne e il capitano Wentworth.

Da molto tempo ho questo libro nella mia libreria e non ho mai avuto il coraggio di leggerlo, perché so che Lucky di Alice Sebold racconta la vera storia dello stupro subito dalla scrittrice nel 1981, al suo primo anno d'università.
Sicuramente un libro duro e difficile, che tratta un argomento per nulla semplice, ma di cui bisogna parlare e soprattutto bisogna denunciare.
Mi ha chiamato qualche giorno fa dalla libreria, ho sentito che era arrivato il suo momento e a pagina 29 stavo già piangendo.




Questo libro è della casa editrice Sur a cui noi dell'#IndieBBBCafé dedichiamo tutto il mese di maggio.
La storia di Nessuno scompare davvero di Chaterine Lacey mi incuriosisce molto: Elyria questa donna che un giorno, senza dare spiegazioni a nessuno, molla lavoro e marito per prendere un aereo di sola andata per la Nuova Zelanda. Pian piano, lungo tutto il romanzo, si scoprirà il passato di Elyria e il perché sia scappata dall'altra parte del mondo.
Un romanzo di riflessione sul malessere esistenziale e un racconto di introspezione della mente dell'autrice.



Anche questo libro della casa editrice Sur e quindi per il progetto dell'#IndieBBBCafé di questo mese.
Ho scelto Rosemary's Baby di Ira Lerin soprattutto perché è un classico da cui è stato tratto un film di Roman Polansky con Mia Farrow, che voglio assolutamente recuperare dopo la lettura.
In più, se non sbaglio, è una storia un po' inquietante e visto che sto cercando di avvicinarmi un po' di più a questo genere, ma con cautela perché sono una fifona, mi sembra un ottimo punto di partenza.




Per ultimo, a fine mese, vi parlerò di Tredici di Jay Asher. Il libro del momento, che affronta temi importanti, delicati e socialmente rilevanti; balzato in cima alle classifiche anche perché Netflix ne ha tratto una serie Tv, disponibile ora sulla piattaforma.
Quindi sarà il protagonista di una mia puntata di "Romanzi a Puntate" in cui farà un confronto tra libro e serie Tv.






In realtà manca un altro libro, che dovrò recensire per l'ultima settimana de Il Maggio Dei Libri, ma non ho ancora deciso quale sarà; ho un abbondante ventaglio di titoli tra cui scegliere e quindi devo fare una scelta ben accurata.
Questo era tutto il mio piano per le letture del mese di maggio. E voi cosa leggerete? Condividerete qualche lettura con me? O vi incuriosisce qualche mia proposta e la leggerete in futuro?

mercoledì 26 aprile 2017

LE PIETRE di Claudio Morandini

Il nostro #IndieBBBCafè di aprile interamente dedicato a Exòrma Edizioni, sta per volgere al termine, ma non potevamo finire senza parlare della loro recente uscita (13 aprile 2017).
Sto parlando di Le pietre di Claudio Morandini, autore anche di Neve, cane, piede di cui vi ho parlato la settimana scorsa.

Tutto è in movimento in questo romanzo: sono sempre in giro gli abitanti del villaggio alpino di Sostigno, che salgono alle baite di Testagno e subito dopo scendono, in transumanze sempre più frequenti e frenetiche; si agita il fiume, anzi il torrente, che "certe anse se le inventa la notte, e la mattina le scopriamo come un regalo di Natale al contrario". Soprattutto, si muovono le pietre. Certo, la vallata si è formata su detriti, su instabile sfasciume; ma il dato geologico non basta a spiegare i bizzarri fenomeni che da decenni coinvolgono i paesani, quella specie di iperattività del mondo minerale che moltiplica le pietre nei campi, nelle case, ovunque.
I sostignesi, però, non se ne lamentano troppo, anzi cercano di sfruttare l'esuberanza pietresca a loro vantaggio. Gli eventi recenti si intrecciano con la storia passata dei coniugi Saponara, cittadini in pensione approdati in montagna: è proprio in una stanza della loro "Villa Agnese" che si sono materializzate dal nulla le prime pietre, accumulandosi giorno dopo giorno in un crescendo tra Ionesco e Buster Keaton.
Iride Zanardò e don Danilo, Nonno Ramaglia, Giacometti col Tarella e il Cappon sono solo alcune delle voci di un romanzo corale, nel quale si intrecciano i racconti di un'intera comunità; ed è una polifonia divertita e irrequieta quella che, come durante una lunga serata di veglia, divagando tra passato e presente, tra mondo di sopra e mondo di sotto, contaminando dramma e commedia, ghost-story e favola, rievoca l'intricato e ineludibile vincolo con le pietre.

L'inizio di questo romanzo, non so bene perché, mi ha richiamato alla mente quei lunghi monologhi divertenti di Marco Paolini. Durante la lettura dei primi capitoli, avevo in testa proprio la voce dell'attore che pronunciava quelle parole al posto mio. Poi, quando è cominciata la vera e propria storia e il romanzo ha preso il via, ha acquisito una voce propria e originale.
Mi è sembrato di ritrovarmi in una baita di montagna, con una cioccolata calda tra le mani, ad ascoltare i racconti della gente del posto. A sorridere per aneddoti così assurdi, incredibili e fuori dal comune, che a volte spaventano e inquietano, ma che non potrebbero essere più veri.

Dopo aver letto Neve, cane, piede, così duro e crudo da colpire nel profondo con la sua semplicità, Morandini resta in montagna (ambiente che conosce molto bene), ma ci sorprende con un libro divertente e ironico, che racconta molte storie al suo interno: da quelle più comuni, simpatiche e divertenti a quelle più incredibili, che sfiorano il limite della fantasia e mettono quasi paura.
Come quella che fa da cardine a tutto il libro: la storia di Agnese e Ettore Saponara, due insegnanti di città trasferiti in montagna per trascorrere la pensione tranquilli, che un giorno si ritrovano delle pietre nel soggiorno. Sempre nello stesso punto, sempre lisce e rotonde come appena raccolte dal greto di un fiume. All'inizio sono solo due o tre, ma in breve tempo le pietre aumentano di numero e i due coniugi sono costretti a chiudere il soggiorno a chiave, perché le pietre sono anche diventate "aggressive".
Alle vicende dei coniugi Saponara si collegano anche le storie degli altri abitanti di Sostigno, tutte riguardanti le pietre, perché in montagna il paese si muove e si assesta insieme alle rocce, è inevitabile, e la vita di questa piccola comunità è legata a doppio filo con esse, una sorta di legame intimo e profondo con la montagna e tutto ciò che la compone.

Tutto appare così surreale, a tratti diventa quasi una storia del terrore, per i poveri Agnese e Ettore, ma anche per gli abitanti del paese, che chiamano vicini e parenti per "indagare" sulla questione e trarre le proprie conclusioni.
E anche il lettore è spinto a trovare le proprie conclusioni alla vicenda in generale.
Raccontando i vari rapporti che le persone instaurano con le pietre che li circondano (c'è chi le osserva rotolare o, come la cuoca del paese, chi ci fa il brodo), Claudio Morandini propone diversi punti di vista, mette in luce alcune cose e da spunti di riflessione per capire perché le pietre si ribellano, si scagliano contro le persone, e perché tutto ha avuto inizio proprio nel soggiorno di Agnese e Ettore Saponara.