venerdì 19 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: La #legalità di leggere

Questa settimana del Il Maggio Dei Libri noi lo dedichiamo alla #legalità. Un argomento che mi ha messo in seria difficoltà, perché non riuscivo a trovare un tema valido di cui parlarvi nel post.
Ad un certo punto ho fatto l'associazione più semplice che mi è venuta con il concetto di legalità, ovvero l'illegalità.
Grazie ai libri, noi possiamo venire a conoscenza di alcuni aspetti della vita, oscuri e sordidi, senza per forza farne esperienza in prima persona. Situazioni che nella vita reale sarebbero illegali, da molti punti di vista, ma che noi possiamo leggerne e venire a conoscenza di queste realtà, attraverso uno strumento del tutto legale: il libro.
Gli argomenti a riguardo sono dei più disparati: dal crimine organizzato e non all'omicidio; dalla mafia allo spaccio e all'uso di sostanze stupefacenti; dalle violenze, nel senso più ampio del termine, alle truffe; fino ad arrivare a genocidi di massa, come quello compiuto dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, per citarne solo uno.


Io non leggo molto libri con all'interno questi argomenti, o meglio, che non trattano in senso stretto questo preciso argomento. O almeno non in questo periodo della mia vita.
C'è stato però un periodo, durante l'adolescenza, in cui ero incuriosita dalle droghe e da tutto il mondo che ne ruotava intorno e, piuttosto di fare esperienza diretta sul campo, mi sono messa a leggere.
La mia era una curiosità più rivolta all'informarmi su queste sostanze, i loro effetti e ciò che comportavano, più che un vero e proprio interesse a provarle. Così mi sono ritrovata a leggere, più che altro, storie vere di persone che in questo tunnel, devastante e pericoloso, c'erano cadute e faticavano a uscirne.

Il primo libro affrontato fu Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F pubblicato nel 1978. Sì, faccio parte di quella generazione per cui questo libro era ancora un cult, una lettura quasi obbligatoria che bisognava fare a una certa età.
La testimonianza di Christiane, raccontata a due giornalisti del settimanale "Stern", racconta di come abbia cominciato piccolissima, negli anni Settanta a dodici anni, ad avvicinarsi alle prime droghe: hashish, Lsd, efedrina e mandrax. E in breve tempo, a quattordici anni, si sia ritrovata a prostituirsi, per le strade di Berlino, per procurarsi le dosi di eroina. Christiane in questo periodo contrae anche l'epatite, con cui conviverà tutto il resto della sua vita.
Le vicende dei ragazzi dello zoo di Berlino hanno influenzato diverse generazioni a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, trascinando l'effetto anche fino agli anni Novanta. Diventando la testimonianza di un'epoca buia, in cui la tossicodipendenza cominciava ad essere argomento di discussione, e denunciando l'indifferenza della società verso un dramma sociale ancora oggi attuale.
Un racconto crudo, incisivo e scioccante, che rimane impresso nella mente per sempre. La storia di una discesa precipitosa nel tunnel della droga, dal quale la ragazza non ci uscirà mai veramente. Sebbene la fine del libro lasci intendere che lei sia determinata ad abbandonare questo stile di vita, la pubblicazione di qualche anno fa (2015) del seguito Christiane F. La mia seconda vita, dimostra, trentacinque anni dopo, come Christiane non sia mai riuscita a staccarsi da questo mondo. Tra la disintossicazione e la ricaduta, racconta come la sua vita sia stata caratterizzata soprattutto da solitudine e una grande disperazione (questo libro lo devo assolutamente recuperare).
Dal primo libro è stato tratto anche un film nel 1981, che racconta soprattutto degli anni in cui Christiane era dipendente dall'eroina e si prostituisce, tralasciando completamente gli anni precedenti con le droghe leggere e anche alcuni personaggi fondamentali nel libro.

È stato in un pomeriggio trascorso in biblioteca, dopo la scuola, che mi sono imbattuta in Alice: i giorni della droga. Il diario reale di un'adolescente americana, pubblicato nel 1971, di cui non si conosce mai il nome, che racconta quelle scelte sbagliate che ci si trova davanti a una certa età, alcune più sbagliate e distruttive di altre. Alice è solo un nome fittizio, che fa riferimento all'Alice del paese delle meraviglie di Lewis Carroll, che cade nella tana del bianconiglio. E così la giovane ragazza di questo diario, precipita in una spirale fatta di droga, solitudine e devastazione.
Racconta come la ragazza venga a contatto con le prime droghe, provando dell'Lsd a una festa con gli amici, e di come ben presto diventi dipendente da esse; arrivando ad abbandonare la scuola e a frequentare compagnie sbagliate. E queste compagnie sono la causa dello strano comportamento della ragazza secondo i genitori, che non vedono e non capiscono cosa stia succedendo alla figlia.
Anche questa è una storia che scuote nel profondo, che colpisce e impressiona, ma con un finale veramente improvviso che assomiglia a un forte pugno nello stomaco. A distanza di molti anni, ancora me lo ricordo vividamente.
Il libro è stato presentato all'epoca come il vero diario di una ragazza americana, rimasta anonima, ma anni dopo, tramite una ricerca sul copyright, si è scoperto che era depositato da Beatrice Sparks, una psicologa statunitense. Nel 1979, la Sparks dichiarò che Alice: i giorni della droga era davvero basato su due diari di una ragazza che era stata sua paziente, ma che a essi aveva aggiunto alcuni avvenimenti romanzati sulla base delle esperienze di altri ragazzi dall'adolescenza disturbata.
Per i temi trattati al suo interno, oltre che di tossicodipendenza si parla sessualità e violenza in modo esplicito, il libro ha suscitato molto clamore dopo la sua pubblicazione e i genitori conservatori hanno intentato molte cause per bandire il libro dalle biblioteche scolastiche. Ancora oggi è nella top 10 dei libri più censurati negli Stati Uniti.

Gli anni in cui si svolgono le vicende di questi due libri sono più o meno gli stessi, gli anni Settanta, ma in due parti del mondo completamente diverse, una nella povera e degradata Berlino Est e l'altra negli Stati Uniti ricchi e scintillanti.
Due testimonianze reali che denunciano il dramma di una situazione sociale, che a tutt'oggi non ha una soluzione. Le droghe sono cambiate oggi, ma la disperazione, la sofferenza e la solitudine in cui precipitano queste due ragazze sono ancora attuali e ci sono ancora tantissimi giovani tossicodipendenti che si ritrovano in questa situazione, senza sapere come uscirne.


Il calendario delle pubblicazioni delle altre blogger e vlogger che partecipano al progetto:

martedì 16 maggio 2017

NESSUNO SCOMPARE DAVVERO di Catherine Lacey

Il nostro #IndieBBBCafè dedica l'intero mese di maggio a Edizioni Sur, una casa editrice nata cinque anni fa, che si caratterizza soprattutto per la narrativa latino-americana e anglo-americana. Per conoscere meglio questa realtà editoriale vi rimando all'interessante intervista che ha fatto Paola per elle con zero.
Io ho scelto questo libro quando mi trovavo a Milano per Book Pride. Questa copertina evocativa, un titolo che sembra una promessa e la trama curiosa, sono stati i motivi che mi hanno avvicinata a questo romanzo.

Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York; ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda.
Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po' di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.



Chi non ha mai desiderato partire? Mollare tutto ed andarsene?
Quando le cose sembrano andare male, sembrano troppo grandi e difficili da superare, o semplicemente ci si annoia e la vita sembra sempre la stessa, sembra quasi inevitabile un cambiamento, una scossa, e quindi allontanarsi e lasciare tutto sembra la scelta migliore.
Un pensiero fugace, che appare nel cuore della notte, in un momento in cui l'angoscia e la disperazione si fanno spazio dentro di noi e non ci lasciano dormire. Alzi la mano a chi non è mai successo! Ma poi arriva il mattino e questo malessere lascia il posto alle responsabilità e alla razionalità che ci tengono legati (nel bene e nel male) al posto dove siamo.
A me è successo alcune volte di dire: "Vaff... domani parto e non torno più, cambio la mia vita". Ma invece sono ancora qui, perché non ho il coraggio di fare il salto.
Però ho sempre ammirato tanto chi riesce a farlo, a mollare tutto (affetti, parenti e amici) e andare altrove in cerca di nuove opportunità, un nuovo inizio. E un po' invidio il coraggio di queste persone.
Come fa Elyria, la protagonista di questo romanzo, che dall'oggi al domani lascia lavoro e marito per andare in Nuova Zelanda, con pochi soldi in tasca e uno zaino sulle spalle. Lei lo fa in modo decisamente drastico, perché non avvisa nessuno della sua partenza. E lo fa principalmente perché vuole sparire, ma non si può scappare da sé stessi e sparire del tutto, e il titolo ce lo ricorda bene: Nessuno scompare davvero.

Un libro estremamente scorrevole (poco più di 200 pagine), ha capitoli brevi che si leggono velocemente, lo stile è molto semplice e chiaro.
La maggior parte delle volte i capitoli si alternano: passando dal racconto della situazione attuale che sta vivendo Elyria, raccontando il suo presente, ciò che le succede e le persone che incontra; per passare al capitolo successivo in cui la narratrice racconta ricordi personali della sua vita e si lascia trasportare da flussi di coscienza infiniti, ingovernabili che spaziano in tutte le direzioni e si perdono.
È grazie a questi ricordi che noi lettori veniamo a conoscenza di molte cose riguardanti la protagonista e, un po' alla volta, ci facciamo un'idea sul perché abbia preso questa decisione, di mollare tutto e andarsene.

Elyria se ne va a causa di un malessere interiore che nemmeno lei sa spiegare, ma è sicuramente dovuto a diverse situazioni della sua vita: una madre assente e alcolizzata; una sorella morta suicida; un marito che la ama, ma non la conosce; la presenza di pochissimi veri amici.
Questo inspiegabile malessere si manifesta dentro di lei come un bufalo inferocito, che sente muoversi in modo irrequieto e scatenarsi all'improvviso.
Così, la nostra protagonista, si ritrova dall'altra parte del mondo per chiarirsi le idee (senza grandi risultati in verità) e a ripetere sempre gli stesse schemi: non parla con nessuno, se non strettamente necessario; rimugina costantemente sul suo passato; e scappa ogni volta che le cose diventano insostenibili per lei.

Il finale, che naturalmente non vi racconto, non so se l'ho capito a pieno e se mi ha convinta, ci sto ancora riflettendo. Nel corso del suo viaggio, durato diversi mesi, Elyria cambia molto, perché è inevitabile che un viaggio del genere ti cambi profondamente; ma molte cose non hanno una spiegazione o una conclusione chiara, non trovano una soluzione. E forse va bene così, perché in realtà nella vita vera le cose vanno proprio così: non tutto si sistema da solo, soprattutto scappando, ma le cose cominciano ad andare meglio solo quando le si affronta.

venerdì 12 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: Le manie per il #benessere di una lettrice

L'argomento di questa settimana per Il Maggio Dei Libri è il #benessere, naturalmente legato ai libri.
Per me questo è un concetto legato strettamente alla lettura e a tutto ciò che ruota intorno al mondo di noi divoratori di pagine scritte. Una delle cose che più mi fa star bene, allontana lo stress e mi ritaglia un momento tutto per me, solo mio, è proprio leggere.
Sedermi, aprire un libro e concedermi qualche ora di buone letture è una coccola giornaliera, per me assolutamente necessaria, che negli anni ho fatto diventare una vera e propria abitudine: almeno qualche pagina al giorno me la devo concedere.
È diventato un vero e proprio rito, che ripeto soprattutto ogni sera prima di dormire. E come ogni abitudine che si rispetti deve avere determinate caratteristiche e avvenire in specifiche condizioni, in modo da rendere tutto perfetto (chiamiamole pure manie, va).


  • L'atmosfera
    Io sono una di quelle persone che adora la solitudine e il silenzio, per questo il momento perfetto per me per leggere è a notte fonda, mentre tutti dormono e in casa non si sente volare una mosca. Per potermi concentrare e immergermi totalmente nella lettura che sto facendo, ho bisogno del silenzio più totale. Non riesco a leggere con tante persone attorno che chiacchierano, oppure con radio e televisione accesa, o anche all'aperto (ad esempio in spiaggia) e nelle sale d'aspetto rumorose. Io ci provo, ma non ci riesco proprio, perché mi distraggo facilmente e mi rovina tutta l'atmosfera.
    Per questo quando mi metto il pigiama, mi infilo sotto le coperte e apro un libro, quello diventa un momento tutto mio, silenzioso e di beata tranquillità.
  • Il segnalibro
    Ogni volta che inizio una nuova lettura, è una scelta molto importante per me quella del segnalibro adatto. Un momento a cui dedico tempo e un'accurata riflessione, per decidere quale segnalibro stia meglio con quel determinato volume.
    Per libri piccoli e fini ho alcuni segnalibri di piccole dimensioni; per i volumi corposi ho segnalibri grandi e rettangolari. Ma non finisce qui perché ne ho di colorati e simpatici se il libro in questione è divertente; ho quello con una renna in tessuto per il periodo natalizio e uno a cuore per San Valentino; ne ho diversi con le calamite da usare in spiaggia, per non rischiare che mi volino via col vento e cadano sulla sabbia (orrore!!); alcuni sono riproduzioni di quadri di pittori famosi, comprati in diversi musei (che prendo sempre come souvenir), che uso solo con libri seri, importanti e di un certo spessore.
    Insomma, ad ogni libro il suo segnalibro.
  • L'ordine
    È una vera e propria mania per me. Il libro deve stare in una determinata posizione sul comodino, cioè con la copertina rivolta verso il basso e la costa verso l'esterno.
    Un libro, una volta iniziato, devo leggerlo dall'inizio alla fine, anche se è una saga e anche se è noioso e il leggerlo mi fa venire l'orticaria (questo è il motivo per cui ho letto tutta, fino in fondo, la trilogia delle 50 sfumature).
    Ogni sera, prima di spegnere la luce, devo terminare il capitolo che sto leggendo. Faccio estrema fatica a leggere libri che non sono divisi in capitoli, è una vera tortura per me. Una volta ero a metà di un capitolo, ma ero molto stanca, così ho messo il segnalibro alla pagina dove ero arrivata e ho spento la luce. Non l'avessi mai fatto!! Subito una vocina dentro di me ha cominciato a dirmi: "Ma quel segnalibro non è nel posto giusto, non va bene che sia a quella pagina". L'ossessione era talmente grande che non mi permetteva di prendere sonno. Così ho dovuto accendere di nuovo la luce e mettere il segnalibro all'inizio del capitolo che avevo già letto a metà, per poter addormentarmi tranquillamente.
  • Varie ed eventuali
    Nelle librerie e alle fiere prendo sempre il terzo o quarto libro di una pila, perché sono convinta che quello non l'abbia toccato nessuno prima di me e che, probabilmente, sarà meno rovinato di quello che sta in cima.
    Mi sono resa conto che quando leggo chiudo così forte la mandibola, che dopo un po' mi fa molto male. Così ho iniziato a tenere la lingua tra i denti, in modo da evitare il dolore.
    Odio qualsiasi segno fatto in un libro: gente incivile che sottolinea e scrive sulle pagine, a volte anche a penna o con l'evidenziatore (sappiate che esiste un girone dell'inferno tutto per voi!!); l'unica cosa che faccio è correggere eventuali errori o refusi, ma lo faccio in matita leggerissima e, vi giuro, mi piange il cuore.

Mi rendo conto che dopo aver letto questo post voi sarete convinti che io non sia una persona che sta proprio bene, che qualche lato del disturbo ossessivo-compulsivo facciano parte di me e della mia vita quotidiana. Ma questa è la mia concezione di #benessere quando leggo. Devo seguire determinate manie personali per potermi godere l'esperienza a pieno, e fare in modo che sia un momento piacevole e rilassante.

Ora vi lascio il calendario delle pubblicazioni delle altre blogger e vlogger, fatte nei giorni scorsi e quelle che usciranno nei prossimi giorni:


martedì 9 maggio 2017

LUCKY di Alice Sebold

Questo romanzo era nella mia libreria da diverso tempo, non mi decidevo mai ad affrontarlo, probabilmente per il tema, così forte e importante, trattato tra le sue pagine: lo stupro.
L'autrice, meglio conosciuta per Amabili resti, il suo romanzo di maggior successo, Alice Sebold in Lucky ci racconta una storia vera, la sua, di quando fu stuprata una notte di primavere, nel suo primo anno d'università, mentre tornava nel suo alloggio.

"Chi dice che preferirebbe lottare fino alla morte piuttosto che farsi violentare è un idiota... Parlando di scalate o di traversate burrascose certa gente dice di essere diventata tutt'uno con la montagna o con l'acqua..."
Dal buio della galleria abbandonata cosparsa di cocci e bottiglie rotte dove è stata violentata quando aveva diciotto anni, Alice Sebold ci consegna una sconvolgente rivelazione: "Io divenni tutt'uno con quell'uomo. Quell'uomo teneva in mano la mia vita..."
"Sei fortunata" si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro. "Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa".
Il senso di questa controversa fortuna è il tema sul quale l'autrice torna sistematicamente nel corso del suo libro che è a un tempo drammatica testimonianza, lucida e spregiudicata indagine sulla violenza e le sue conseguenze e sconcertante ritratto autobiografico, denso di candore, anticonformista e ironico, pieno di dolore e legittima ribellione.
Alice, condannata dalla violenza alla solitudine e alla discriminazione, costretta a vivere in un mondo che ha solo due colori, ciò che è sicuro e ciò che non lo è, "rovinata" agli occhi di familiari, amici e fidanzati, riuscirà con coraggio a superare prove durissime per vivere in un mondo dove orrore e amore convivono.

Alice Sebold apre il libro raccontando subito il momento dello stupro, lo fa nei minimi dettagli senza tralasciare nulla, così che il lettore si trovi di fronte al momento clou del romanzo e sappia fin da subito a cosa sta andando incontro.
Tutto è spiegato così bene e in modo così toccante che io stavo già piangendo a pagina 21.
Lo stile di scrittura è semplice e diretto, l'autrice non ha certo voluto romanzare la vicenda, ha voluto raccontarla proprio così come è avvenuta, come si è svolto tutto dall'inizio alla fine. Certo però il modo non è dei migliori: ci sono parti assolutamente inutili, come alcuni aneddoti della sua infanzia, per nulla rilevanti al fine della narrazione, che sembrano più dei riempitivi messi lì per aumentare il numero di pagine.
Mi aspettavo qualcosa di più da un libro del genere, che tratta un argomento così delicato, ma estremamente importante. Ho trovato la descrizione di molti fatti e tanti dialoghi, ma pochi sentimenti, sensazioni e riflessioni; insomma per nulla introspettivo, ma solo la cronologia dei fatti realmente accaduti.
Esplicita sì, che colpisce duramente allo stomaco nelle sue descrizioni, ma solo perché sono argomenti sensibili e non perché c'è qualche sostanziale risvolto psicologico toccante.

Non bisogna vederla solo come la storia dello stupro, ma è la storia di una ragazza che cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita, dopo un evento terribile. Della sua lotta nel cercare di tornare alla vita di tutti i giorni, della grande difficoltà nell'affrontare tutto quello che viene dopo: il giudizio delle persone, i commenti e gli sguardi inopportuni, il modo diverso di vedere la vita e di valutare le persone che la circondano.
Uno sforzo immenso per riuscire a convivere con questo trauma terribile e tornare alla normalità, che non sarà mai come prima.
Una parte molto interessante è quella che riguarda il processo e le testimonianze di Alice. La tensione di quei momenti, e anche la rabbia che l'autrice prova in determinate situazioni, è palpabile e la si vive in prima persona.
Alice trova diversi modi per combattere i propri demoni, che la opprimono e potrebbero distruggerla; uno di questi è soprattutto il coraggio di affrontare a testa alta il suo violentatore in un aula di tribunale, raccontando in modo chiaro e lucido quello che le è successo. Ma a u certo punto la ragazza cade anche nella spirale di alcool e droghe, per poter soffocare le sue sensazioni e poter sopravvivere
Qui si apre tutta l'ultima parte del libro, che racconta i quindici anni dopo, fino alla decisione di scrivere queste pagine. A mio parere, sono avvenimenti raccontati in modo grossolano e sbrigativo. In poche pagine fa un riassunto di quei quindici anni, giusto per dare un'assaggio di ciò che è accaduto, senza approfondire sentimenti, paure e sensazioni.
Non ha dato per niente il tempo e lo spazio che queste vicende si meritavano.

Un libro veloce e scorrevole nonostante le sue 310 pagine, che vale la pena leggere per la sua capacità di far riflettere sulla situazione delle donne e su come vengano trattate dopo aver subito uno stupro. Molto spesse sono colpevolizzate ingiustamente per quello che è successo e vengono viste come delle persone "rovinate" per sempre.
Nonostante questa vicenda sia accaduta nel 1981, e l'autrice ricostruisca l'accaduto quindici anni dopo, il romanzo rimane ancora estremamente attuale e fornisca svariati punti su cui riflettere.
È determinante che si capisca quanto è importante denunciare queste cose, parlarne e ascoltare le vittime, per aiutare a superarlo e impedire che accada ad altri.
Bisogna dare un volto e un nome alle vittime, altrimenti come dice Alice: "...se resta anonima, la mia storia è solo una storia, non la realtà".

venerdì 5 maggio 2017

#IlMaggioDeiLibri: PERSUASIONE di Jane Austen #anniversari

In questa settimana de Il Maggio Dei Libri ci concentriamo sugli #anniversari di #scrittori (e #scrittrici) illustri.
Quest'anno ricorrono i 125 anni dalla nascita di J.R.R. Tolkien; i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello; i 150 anni dalla morte di Charles Baudelaire; i 200 anni dalla morte di Jane Austen e i 30 anni dalla morte di Marguerite Yourcenar.
Tutti grandissimi scrittori nel loro genere, ma ho scelto Jane Austen per un affetto particolare che ho verso di lei. In questi giorni mi sono ritrovata a (ri)leggere quello che per me è il suo romanzo più bello e che mi commuove ogni volta: Persuasione e parlarne con voi mi sembra il modo migliore per onorare questa autrice.

Al centro della vicenda Sir Walter Elliot, uomo orgoglioso e pieno di sé, e le sue tre figlie Elizabeth, Anne e Mary. Rimasto vedovo molto presto, Sir Walter affida le giovani a una tutrice, Lady Russell, perché ne curi l'educazione.
A diciannove anni Anne si innamora di un giovane ufficiale di marina, Frederick Wentworth, ma su sollecitazione della sua mentore che ne sottolinea di continuo la mancanza di mezzi, e la scarsa considerazione del padre, Anne rompe il fidanzamento.
Otto anni dopo però lo rincontra. Amaramente pentitasi del passo compiuto a suo tempo, decide quindi di giocarsi ogni possibilità.
Il capitano Wentworth è educato e cortese con lei, ma mantiene una certa distanza e sembra interessato ad un altra ragazza. Anne vive sempre una certa tensione quando è in sua compagnia e la mente vola sempre ai ricordi di quei momenti felici e spensierati vissuti insieme, prima che tutto si rovinasse. Con il passare del tempo Anne diventa sempre più consapevole dei propri desideri, fino alla rivelazione finale del capitano Wentworth.
Persuasione ci racconta la presa di parola di una donna, che riconosce finalmente il desiderio più profondo del proprio cuore ed evolve di pari passo con la propria consapevolezza.

Il romanzo si apre non con la presentazione della protagonista Anne Elliot, ma con quella di altri personaggi, importanti per lo svolgimento, ma indubbiamente secondari rispetto a lei. Questo sta a indicare la pacatezza e l'abitudine di Anne di mettere sempre gli altri e i loro desideri prima dei propri; ma anche di come in realtà la ragazza sia poco considerata dai suoi parenti e conoscenti. Nei primi capitoli lei appare molto poco, e quelle poche volte che parla non è quasi ascoltata e le sue parole cadono quasi nel vuoto.
Finalmente incontreremo Anne nel quarto capitolo, ma anche qui la conosciamo attraverso il racconto del suo fidanzamento con Frederick Wentworth, presto rotto a causa delle pressioni da parte di Lady Russell, per la mancanza di mezzi del ragazzo.
Da questo capitolo in poi si può dire che cominci la vera storia e la narrazione si concentra sui sentimenti e le sensazioni di Anne.

Jane Austen ci presenta all'inizio alcuni personaggi molto rilevanti e incisivi nella vita di Anne, per mostrarci il suo ambiente, le idee e le convinzioni delle persone che la circondano.
C'è Sir Walter Elliot, il padre,  superficiale e pieno di sé, ossessionato dall'importanza del nome e da una certa reputazione a cui non vuole per nessuna ragione rinunciare, anche a costo di sperperare tutti i suoi averi; in oltre non considera Anne perché ormai vecchia e bruttina. La sorella, Elizabeth, degna figlia di suo padre, consapevole del suo fascino e della sua ricchezza, altezzosa e arrogante, alla compagnia della sorella Anne preferisce in assoluto quella di Mrs Clay, figlia di Mr Shepherd (amico intimo di Sir Walter). Mary, sorella minore di Anne, ipocondriaca e lamentosa, ma con l'altezzosità degli Elliot, l'unica a prendere in considerazione la sorella, ma solo per il suo tornaconto. E poi c'è Lady Russell donna intelligente e influente, tutrice e mentore di Anne, attenta che le ragazze si accompagnino solo a persone della loro levatura sociale, e disapprova chiunque sia in posizione sociale inferiore a loro.

Persuasione, oltre ad essere il titolo, è anche un perno attorno al quale ruota tutto il romanzo. Tutti i personaggi prima o poi vengono persuasi a fare qualcosa di cui non sono molto convinti: Mr Shepherd convince Sir Walter a condurre una vita più morigerata e ad affittare la sua casa; Mrs Clay con la sua avvenenza persuade ben presto Elizabeth e suo padre; tutti cercano, senza grande successo, di convincere la sorella minore Mery a essere meno ipocondriaca e a non fare una tragedia per qualsiasi cosa; Lousa fa il bello e il cattivo tempo all'interno della compagnia di amici e, in più, costringe la sorella Henrietta ad accettare il corteggiamento di Mr Hayter in modo da allontanarla dal capitano Wentworth.
Sono molte le situazione in cui alcuni personaggi vengono persuasi da altri, sottolineando la loro debolezza di carattere. Ironicamente l'unica a mostrare una certa solidità del carattere è la stessa Anne: colei che viene persuasa all'inizio a lasciare l'amore della sua vita, ha compreso la lezione e ora è più ferma e sicura di ciò che vuole, e non si lascia influenzare.
Questo è un concetto molto importante, che il capitano Wentworth ribadisce più di una volta nei suoi discorsi e cioè che desidera al suo fianco una donna con "fermezza di mente". E l'unica che ha questa caratteristica, tra i personaggi del libro, è proprio Anne e lo dimostra diverse volte.

Ma questo libro è anche una struggente storia d'amore di due amanti separati da differenze di classe. Quando, insieme a Anne,  scopriamo che il capitano Wentworth si sta recando a Kellynch viviamo insieme a lei quella sensazione di agitazione e trepidazione prima del loro incontro, ma anche una certa angoscia e paura che siano passati troppi anni e che tutto sia inesorabilmente perduto. La tensione si presenta ad ogni loro incontro, ad ogni momento trascorso insieme. Per tutto il romanzo stiamo accanto a Anne e condividiamo con lei il dubbio che lui si sia lasciato la loro storia d'amore alle spalle, che provi solo un gran risentimento nei suoi confronti, fino però all'incredibile lettera che il capitano le scrive, rivelandole i suoi sentimenti e le sue intenzioni. E qui le lacrime sono assicurate!! (Potete leggere la lettera in questa puntata della mia rubrica Lettere da...).

La storia di Anne Elliot e il capitano Wentworth tocca corde per me molto sensibili, assumendo un significato importante nella mia vita e diventando così il mio romanzo austeniano preferito.
Una storia di coraggio, rivalsa e di amore; di seconde possibilità, perché non è mai troppo tardi quando si parla del vero amore. Per questo lo trovo anche molto romantico, non in modo sdolcinato, ma estremamente realistico e concreto. È anche un romanzo di crescita e il percorso compiuto da Anne, lungo le pagine, la porta a una forte coscienza di sé e dei suoi desideri.
Il tutto arricchito dalla prosa di Jane Austen così accurata, corposa, ricca di dettagli e di sentimenti, con personaggi perfettamente delineati e caratterizzati. Secondo me Persuasione è il suo lavoro meglio riuscito e sicuramente più maturo nello stile e nello svolgersi della storia.
E ora la domanda è d'obbligo: qual è il vostro romanzo preferito della Austen?


Vi lascio qui il calendario completo, dove potete trovare le altre blogger e vlogger coinvolte in questo progetto:


venerdì 28 aprile 2017

#IlMaggioDeiLibri 2017

Grazie a Il Maggio Dei Libri tutto il mese di maggio di ogni anno, più precisamente dal 23 aprile al 31 maggio, è dedicato a iniziative e incontri per promuovere la lettura in tutta la penisola (o quasi). Potete andare nel sito e controllare quali sono le iniziative più vicine a voi; io ho scoperto che ci sono numerosi incontri vicino a me, organizzati soprattutto dalle biblioteche.
Quest'anno verranno trattati diversi temi per tutta la durata della manifestazione, che potrete ritrovare nei social network attraverso i relativi hastag, e sono il #benessere, la #legalità, i #paesaggi e gli #anniversari di nascita o di morte di scrittori illustri (Jane Austen e J.R.R. Tolkien solo per citarne alcuni)
Visto che il claim della manifestazione è "Leggiamo insieme" abbiamo messo insieme una bella squadra di blogger e vlogger, che ogni settimana condividerà la sua opinione o la recensione di un libro riguardo un determinato argomenti; per dimostrare quante sfumature diverse noi diamo a questo mese, ai temi trattati e alla lettura in generale.
Vi lascio il calendario così potete seguire tutti i post o i video del gruppo (altri blogger volesse partecipare si facciano avanti, perché siete sempre i benvenuti e più siamo e meglio è):

  • Lunedì ha aperto le danze Nereia di LibrAngolo Acuto con la sua bella spiegazione della festa di Sant Jordi a Barcellona.
  • Mercoledì è stato il turno di Simona di Letture Sconclusionate che ci ha fatto sbirciare nel libro che sta leggendo "The Dome" di Stephen Kinq
  • Giovedì nel suo video Angela Cannucciari ci ha spiegato cosa vuol dire leggere per lei
  • Venerdì mattina Barbara di Librinvaligia ha aperto il suo Maggio Dei Libri con una piccola critica
  • Sabato mattina troverete Natascia Mameli ospite nello spazio di Letture sconclusionate
  • Sabato pomeriggio ascolteremo DadaWho? nel suo canale
  • Domenica mattina sarà la volta di Paola Sabatini che potrete leggere nel blog della sorella My Day Worth
  • Domenica pomeriggio chiuderà la settimana Marianna Di Felice con Sulle ali della fantasia

Per aprire il mio personale Maggio Dei Libri ho deciso di fare un tipo di post che non condivido mai qui sul blog: una sorta di scaletta di lettura, cioè mostrandovi tutti i libri di cui ho intenzione di parlarvi in questo mese.
Spero soprattutto di aver tempo sufficiente per leggerli tutti!! Eccoli qui:

La prima settimana di maggio la dedicheremo agli #anniversari di nascita e di morte di scrittori famosi.
Visto che quest'anno ricorre il bicentenario della morte di Jane Austen ho deciso di rileggere Persuasione, il suo romanzo più bello secondo me, e onorare così questa bravissima scrittrice.
Persuasione è un romanzo bellissimo, che parla di seconde possibilità, di determinazione e di coscienza di sé. Naturalmente è anche una storia d'amore, ma non melensa e stucchevole, anzi molto razionale e realistica.
Un libro che mi ha conquistata fin dalla prima volta che lo lessi e che almeno una volta all'anno mi ritrovo tra le mani, a rileggere le sue pagine, perché ho proprio bisogno di perdermi tra le sue ambientazioni e ammirare l'amore tra Anne e il capitano Wentworth.

Da molto tempo ho questo libro nella mia libreria e non ho mai avuto il coraggio di leggerlo, perché so che Lucky di Alice Sebold racconta la vera storia dello stupro subito dalla scrittrice nel 1981, al suo primo anno d'università.
Sicuramente un libro duro e difficile, che tratta un argomento per nulla semplice, ma di cui bisogna parlare e soprattutto bisogna denunciare.
Mi ha chiamato qualche giorno fa dalla libreria, ho sentito che era arrivato il suo momento e a pagina 29 stavo già piangendo.




Questo libro è della casa editrice Sur a cui noi dell'#IndieBBBCafé dedichiamo tutto il mese di maggio.
La storia di Nessuno scompare davvero di Chaterine Lacey mi incuriosisce molto: Elyria questa donna che un giorno, senza dare spiegazioni a nessuno, molla lavoro e marito per prendere un aereo di sola andata per la Nuova Zelanda. Pian piano, lungo tutto il romanzo, si scoprirà il passato di Elyria e il perché sia scappata dall'altra parte del mondo.
Un romanzo di riflessione sul malessere esistenziale e un racconto di introspezione della mente dell'autrice.



Anche questo libro della casa editrice Sur e quindi per il progetto dell'#IndieBBBCafé di questo mese.
Ho scelto Rosemary's Baby di Ira Lerin soprattutto perché è un classico da cui è stato tratto un film di Roman Polansky con Mia Farrow, che voglio assolutamente recuperare dopo la lettura.
In più, se non sbaglio, è una storia un po' inquietante e visto che sto cercando di avvicinarmi un po' di più a questo genere, ma con cautela perché sono una fifona, mi sembra un ottimo punto di partenza.




Per ultimo, a fine mese, vi parlerò di Tredici di Jay Asher. Il libro del momento, che affronta temi importanti, delicati e socialmente rilevanti; balzato in cima alle classifiche anche perché Netflix ne ha tratto una serie Tv, disponibile ora sulla piattaforma.
Quindi sarà il protagonista di una mia puntata di "Romanzi a Puntate" in cui farà un confronto tra libro e serie Tv.






In realtà manca un altro libro, che dovrò recensire per l'ultima settimana de Il Maggio Dei Libri, ma non ho ancora deciso quale sarà; ho un abbondante ventaglio di titoli tra cui scegliere e quindi devo fare una scelta ben accurata.
Questo era tutto il mio piano per le letture del mese di maggio. E voi cosa leggerete? Condividerete qualche lettura con me? O vi incuriosisce qualche mia proposta e la leggerete in futuro?

mercoledì 26 aprile 2017

LE PIETRE di Claudio Morandini

Il nostro #IndieBBBCafè di aprile interamente dedicato a Exòrma Edizioni, sta per volgere al termine, ma non potevamo finire senza parlare della loro recente uscita (13 aprile 2017).
Sto parlando di Le pietre di Claudio Morandini, autore anche di Neve, cane, piede di cui vi ho parlato la settimana scorsa.

Tutto è in movimento in questo romanzo: sono sempre in giro gli abitanti del villaggio alpino di Sostigno, che salgono alle baite di Testagno e subito dopo scendono, in transumanze sempre più frequenti e frenetiche; si agita il fiume, anzi il torrente, che "certe anse se le inventa la notte, e la mattina le scopriamo come un regalo di Natale al contrario". Soprattutto, si muovono le pietre. Certo, la vallata si è formata su detriti, su instabile sfasciume; ma il dato geologico non basta a spiegare i bizzarri fenomeni che da decenni coinvolgono i paesani, quella specie di iperattività del mondo minerale che moltiplica le pietre nei campi, nelle case, ovunque.
I sostignesi, però, non se ne lamentano troppo, anzi cercano di sfruttare l'esuberanza pietresca a loro vantaggio. Gli eventi recenti si intrecciano con la storia passata dei coniugi Saponara, cittadini in pensione approdati in montagna: è proprio in una stanza della loro "Villa Agnese" che si sono materializzate dal nulla le prime pietre, accumulandosi giorno dopo giorno in un crescendo tra Ionesco e Buster Keaton.
Iride Zanardò e don Danilo, Nonno Ramaglia, Giacometti col Tarella e il Cappon sono solo alcune delle voci di un romanzo corale, nel quale si intrecciano i racconti di un'intera comunità; ed è una polifonia divertita e irrequieta quella che, come durante una lunga serata di veglia, divagando tra passato e presente, tra mondo di sopra e mondo di sotto, contaminando dramma e commedia, ghost-story e favola, rievoca l'intricato e ineludibile vincolo con le pietre.

L'inizio di questo romanzo, non so bene perché, mi ha richiamato alla mente quei lunghi monologhi divertenti di Marco Paolini. Durante la lettura dei primi capitoli, avevo in testa proprio la voce dell'attore che pronunciava quelle parole al posto mio. Poi, quando è cominciata la vera e propria storia e il romanzo ha preso il via, ha acquisito una voce propria e originale.
Mi è sembrato di ritrovarmi in una baita di montagna, con una cioccolata calda tra le mani, ad ascoltare i racconti della gente del posto. A sorridere per aneddoti così assurdi, incredibili e fuori dal comune, che a volte spaventano e inquietano, ma che non potrebbero essere più veri.

Dopo aver letto Neve, cane, piede, così duro e crudo da colpire nel profondo con la sua semplicità, Morandini resta in montagna (ambiente che conosce molto bene), ma ci sorprende con un libro divertente e ironico, che racconta molte storie al suo interno: da quelle più comuni, simpatiche e divertenti a quelle più incredibili, che sfiorano il limite della fantasia e mettono quasi paura.
Come quella che fa da cardine a tutto il libro: la storia di Agnese e Ettore Saponara, due insegnanti di città trasferiti in montagna per trascorrere la pensione tranquilli, che un giorno si ritrovano delle pietre nel soggiorno. Sempre nello stesso punto, sempre lisce e rotonde come appena raccolte dal greto di un fiume. All'inizio sono solo due o tre, ma in breve tempo le pietre aumentano di numero e i due coniugi sono costretti a chiudere il soggiorno a chiave, perché le pietre sono anche diventate "aggressive".
Alle vicende dei coniugi Saponara si collegano anche le storie degli altri abitanti di Sostigno, tutte riguardanti le pietre, perché in montagna il paese si muove e si assesta insieme alle rocce, è inevitabile, e la vita di questa piccola comunità è legata a doppio filo con esse, una sorta di legame intimo e profondo con la montagna e tutto ciò che la compone.

Tutto appare così surreale, a tratti diventa quasi una storia del terrore, per i poveri Agnese e Ettore, ma anche per gli abitanti del paese, che chiamano vicini e parenti per "indagare" sulla questione e trarre le proprie conclusioni.
E anche il lettore è spinto a trovare le proprie conclusioni alla vicenda in generale.
Raccontando i vari rapporti che le persone instaurano con le pietre che li circondano (c'è chi le osserva rotolare o, come la cuoca del paese, chi ci fa il brodo), Claudio Morandini propone diversi punti di vista, mette in luce alcune cose e da spunti di riflessione per capire perché le pietre si ribellano, si scagliano contro le persone, e perché tutto ha avuto inizio proprio nel soggiorno di Agnese e Ettore Saponara.

venerdì 21 aprile 2017

FINGERPOST: indicazioni per... CHARLOTTE BRONTË


C'ho pensato molto e alla fine ho deciso di non dare una scadenza precisa a questa rubrica, ma di presentarvela il giorno del compleanno dello scrittore o della scrittrice di cui parlo nel post. Mi sembra un ottimo modo per onorare la persona che è stata.
Quindi oggi, dato che è il suo compleanno, andiamo a parlare di Charlotte Brontë (21 aprile 1816 - 31 marzo 1855).

Esiste una sua biografia scritta dall'amica e collega Elizabeth Gaskell intitolata La vita di Charlotte Brontë e pubblicato poco dopo la morte dell'autrice, nel 1857. Un ritratto della scrittrice decisamente edulcorato, in cui la Gaskell descrive solo quegli aspetti tranquilli e rispettosi di Charlotte, in modo da renderla più accettabile agli occhi del pubblico vittoriano dell'epoca, salvando così la reputazione dell'amica dall'accusa di "volgarità".
Lyndall Gordon, invece, ha svolto un enorme lavoro di ricerca e approfondimento, e con il suo Charlotte Brontë: Una vita appassionata (Fazi Editore) restituisce ai lettori un'immagine più fedele alla realtà. Sottolineando come Charlotte Brontë vivesse in due modi molto diversi: più pacata e riservata in pubblico; passionale, determinata e schietta nella vita privata.

Una biografia molto chiara e scorrevole, che si legge proprio come un romanzo, e che segue l'intera vita dell'autrice, dagli anni dell'infanzia nella parrocchia di Haworth fino alla morte nel 1855.
Una vita che comincia con grandi lutti: prima la morte prematura della madre nel 1821; e poi la prima esperienza delle tre sorelle maggiori Brontë nel cupo collegio di Cowan Bridge, che fa ammalare di tubercolosi le due sorelle maggiori, Maria e Elizabeth, portandole alla morte poco dopo. Consapevole del fatto di non avere una dote, Charlotte sa che dovrà guadagnarsi da vivere da sola e comincia a frequentare, a 14 anni, la Roe Head School insieme alle sorelle minori, Emily e Anne, per diventare istitutrice; luogo in cui incontra Ellen e Mary, con le quali diventa grande amica per la vita. Durante l'adolescenza instaura un forte legame con il fratello maggiore Branwell, mentre è esclusa dal rapporto esclusivo tra Emily e Anne.
Dopo qualche anno da istitutrice presso una famiglia, Charlotte comincia a sentirsi in trappola e depressa, la sua vita non la soddisfa e decide di andarsene. Parte con la sorella Emily per Bruxelles, dove frequenta il pensionato Heger. Qui si innamora, per la prima volta, del suo insegnante il signor Heger; un amore che ha poche speranze dato che lui è sposato e questa passione non corrisposta porterà la scrittrice a un periodo buio e triste, una volta tornata a casa. Grazie però a questo momento di sconforto Charlotte si dedica alla scrittura e finisce il suo primo romanzo Il professore (interamente ispirato al suo rapporto con Heger), che però viene rifiutato da sei diverse case editrici. Questo non la scoraggia, e mentre accudisce il padre operato ad un occhio e costretto al buio più totale, comincia a scrivere il suo secondo romanzo. In una buia stanza, senza nemmeno una candela a illuminarla, Charlotte scrive Jane Eyre, il suo capolavoro più conosciuto.
Questi primi trent'anni di vita della Brontë sono fondamentali per la sua scrittura, perché lei attinge a piene mani alla propria vita per prendere spunto per le sue storie, e tutti i suoi personaggi più famosi sono ispirati a persone realmente esistite, che hanno avuto un ruolo importante nella propria vita.
In questo periodo le tre sorelle Brontë si avvicinano di più, la scrittura le unisce come mai nella loro vita e tra il 1847 e il 1848 la casa editrice Smith pubblica Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Grey sotto gli pseudonimi di Currer, Ellis e Acton Bell.
Ma la vita non è clemente con la povera Charlotte. Nel settembre 1848 il fratello Branwell muore improvvisamente e Emily muore nel dicembre dello stesso anno per tubercolosi. La malattia si prende anche Anne nel maggio del 1849. Charlotte si immerge completamente nella scrittura e poco dopo pubblica il suo terzo romanzo Shirley.
Nel 1851 comincia un'intensa corrispondenza con George Smith (uno dei suoi editori), che quando si interrompe fa precipitare l'autrice nella depressione, facendola preda dell'esaurimento e dei disturbi fisici ad esso associati. Questo porta Charlotte a scrivere il suo quarto romanzo, Villette, e a riversarci dentro le vicissitudini della sua amicizia con Smith. Il romanzo viene pubblicato nel 1853.
Charlotte sposa Arthur Nicholls (curato della canonica di suo padre) nel 1854, il marito non la incoraggia a terminare il suo quinto romanzo Emma, che rimane incompiuto, e la spinge a bruciare la corrispondenza con l'amica Ellen. Poco dopo il matrimonio Charlotte, incinta, si ammala e muore il 31 marzo 1855 dopo sei settimane di febbre.
Nel 1857 viene pubblicato postumo il primo romanzo di Charlotte Brontë: Il professore.

Un libro da leggere in contemporanea con questa biografia, o subito dopo, è Ma la vita è una battaglia (L'orma editore). Una raccolta accurata e ben fatta, in un formato piccolo e compatto, di alcune delle lettere scritte da Charlotte Brontë.
Le lettere racchiuse in questo libricino (61 pagine) ripercorrono cronologicamente tutta la vita della scrittrice, evidenziando gli avvenimenti più significativi. Costretta spesso all'isolamento, lontano dagli amici, impiegò le lettere per parlare di se stessa e delle sue esperienze. Alcune di questa lettere (e naturalmente anche la biografia) dimostrano come la Brontë si impegnasse non poco per migliorare la condizione della donna in quel periodo, cercando di promuovere un diverso ruolo della donna nella società, più emancipatorio.
Un'occhiata sulla vera personalità di Charlotte e sulla sua evoluzione personale e come scrittrice.
In questa raccolta potrete leggere per intero alcune lettere che vengono menzionate all'interno della biografia scritta da Lyndall Gordon.
Da non perdere la lettera che Charlotte scrive in risposta al poeta Robert Southey, che le aveva intimato di non coltivare il suo sogno di scrittrice, perché questo l'avrebbe distratta dai suoi doveri domestici. Un raro esempio della pungente e sagace ironia che caratterizzava l'autrice.

Con la lettura di questi due libri si può avere un quadro più preciso di chi fosse realmente Charlotte Brontë. Della difficile vita che fu costretta a vivere. Ne emerge l'immagine di una donna forte, indipendente, determinata e passionale, costretta a riservare la sua vera natura per la vita privata, perché non sarebbe stata accettata dalla società vittoriana dell'epoca, considerandola poco femminile e troppo "volgare".
Era indubbiamente una donna moderna, emancipata e fuori dalle convenzioni sociali di quel periodo. Si guadagnava da vivere da sola; aveva deciso di non sposarsi (salvo poi sposarsi per amore poco prima di morire); era incuriosita dall'amore passionale e fisico, più che da quello romantico; era capace di grandi e furiosi scoppi d'ira e non aveva timore nell'esprimere il proprio punto di vista;  era una persona estremamente ironica e sarcastica, caratteristiche che una donna non doveva assolutamente avere; viveva ogni esperienza lasciandosi trasportare dalla passione; e gestiva da se i suoi rapporti con la casa editrice che la pubblicava e i suoi guadagni. Caratteristiche queste che l'allontanavano molto dallo stereotipo di "donna" di quel periodo storico, che la voleva invece timida e silenziosa rinchiusa in casa e intenta solo ai lavori domestici.
Per potersi esprime al meglio, Charlotte ha riversato tutta la sua vita personale e la sua personalità nelle eroine dei suoi romanzi. Donne forti, che sfidano le convenzioni sociali per vivere la vita che vogliono.
Charlotte Brontë ha vissuto una vita tormentata: colpita da molti lutti fin dalla più tenera età; ha vissuto diversi amori non corrisposti; ha combattuto tutta la vita contro la depressione; e preferiva isolarsi in casa, perché sentiva di non essere pienamente accettata dalla società a causa del suo carattere e il suo modo di pensare. Ma non si è mai persa d'animo e ha lottato costantemente contro la depressione e la società, che la voleva diversa da quello che era in realtà, riuscendo a diventare nonostante tutto una delle maggiori scrittrici di lingua inglese del suo tempo.

Oltre al suo capolavoro più celebre Jane Eyre, che ho letto molti anni fa e che mi ha incantata, sono disponibili gli altri tre suoi romanzi (editi recentemente da Fazi Editore) e che devo recuperare al più presto:

  • Il professore, forse la sua opera più acerba essendo il primo romanzo scritto (e l'ultimo pubblicato postumo);
  • Shirley, inserito nel filone del romanzo sociale inglese di inizio Ottocento, che offre spunti di riflessione sul lavoro, sul matrimonio e sulla condizione della donna;
  • Villette, una sorta di romanzo di formazione, che riflette sui dubbi e le scelte che si impongono a ciascuno di noi quando si cerca il proprio posto nel mondo.

In onore del bicentenario della nascita dell'autrice, l'anno scorso Neri Pozza ha pubblicato una raccolta di racconti a cura di Tracy Chevalier intitolata L'ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Btontë. Ventuno storie, scritte da altrettante scrittrici inglesi, per celebrare Charlotte Brontë e il suo capolavoro Jane Eyre.
Una collezione di storie d'amore, diversissime per sensibilità, scrittura e intenzioni, che ruotano intorno a una medesima eroina dai mille volti: una donna determinata e coraggiosa, che combatte per vincere i pregiudizi e gli ostacoli della società. E che non ha paura di affermare la propria identità dicendo, a testa alta, con un sorriso affaticato ma fiero: io "l'ho sposato, lettore mio".
Un libro curioso e interessante, che posseggo già nella mia libreria, e al quale dedicherò una lettura a breve, per chiudere in bellezza questo sguardo sulla vita di una delle migliori scrittrici inglesi dell'Ottocento.

martedì 18 aprile 2017

NEVE, CANE, PIEDE di Claudio Morandini

Questo è il libro che ha vinto il Modus legendi di quest'anno (Qui un mio post in cui vi spiego che cos'è). Nella settimana dal 12 al 18 febbraio scorso i lettori sono stati invitata a recarsi in libreria a comprare questo piccolo, ma curato volumetto per fare in modo che entrasse nella classifica di vendite nazionale. E ce l'abbiamo fatta!!
Se non l'avete comprato in quell'occasione, io vi consiglio di prenderlo ora, perché Neve, cane, piede di Claudio Morandini di Exòrma Edizioni è un libro da avere nella propria libreria e non ve ne pentirete.
Oggi per #IndieBBBCafé vi parlo proprio di questo piccolo gioiellino di sole 138 pagine.

Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro. La vita di Adelmo scorrerebbe scandita dai cambiamenti stagionali, tra estati passate a isolarsi nel bivacco sperduto e inverni di buio e deliri nella baita ricoperta da metri di neve, se un giorno di primavera, nel corso del disgelo, Adelmo non vedesse spuntare un piede umano dal fronte di una delle tante valanghe che si abbattono sulla vallata.
Vi si racconta una vita in montagna fatta di durezza, di fatica, di ferocia anche, senza accomodamenti bucolici. Nell'ambiente immenso, ostile e terribile della montagna, il racconto dell'isolamento dell'uomo, del ripetersi dei suoi gesti e dell'ostinazione dei suoi pensieri è reso dalla descrizione minuziosamente realistica che a volte si carica anche di toni grotteschi e caricaturali, soprattutto nei dialoghi tra uomo e animale, questi ultimi dotati di loquacità assai sviluppata.

Uno stile duro, crudo, essenziale proprio come è la montagna, come si presenta il vallone dove vive il nostro protagonista, Adelmo Farandola. Il modo di scrivere di Claudio Morandini è schietto, chiaro e semplice, non troverete giri di parole o grandi descrizioni. L'autore va dritto al sodo e colpisce il bersaglio. Scene molto vivide, a distanza di tempo dalla lettura ho ancora determinate scene in mente, e non credo mi abbandoneranno molto presto.
Una storia molto breve, che si legge in poco tempo, che ti sconvolge profondamente e ti rimane impressa.

Eppure, lo stile, appare allo stesso tempo delicato e poetico, perché riesce a parlare di argomenti importanti e delicati, come la senilità, la solitudine, la demenza senile, quella confusione che si crea in una mente non più giovane e lucida; senza mai menzionarle, raccontando solo alcuni avvenimenti, senza mai entrare nei particolari, ma instillando una sensazione di tenerezza e compassione nei confronti del protagonista, che si impadronisce del lettore fino all'ultima pagina.
Adelmo Farandola è un uomo misantropo, scorbutico e scostante, per questo vive solo nella baita di un grande vallone di sua proprietà, venendo in contatto con la gente del paese solo quelle due volte l'anno in cui è necessario procurarsi del cibo. Nonostante sia immerso nella più totale solitudine, Morandini inserisce molti personaggi, a volte strani e inusuali, che riempiono perfettamente gli spazi (rimarrete piacevolmente colpiti da questi personaggi). In più Adelmo è un uomo confuso, la sua mente non è più così lucida come un tempo, o forse non lo è mai stata veramente, e questo porta a esilaranti scenette con il cane che gli fa compagnia, veramente divertenti. Ma questa nebbia che lo circonda e non lo fa vedere bene, sarà anche la causa dell'avvenimento finale, quello che farà precipitare tutto.

Alla fine della storia Claudio Morandini ci racconta come è nato Neve, cane, piede. Mentre faceva una camminata su una montagna alpina, si è imbattuto in un uomo anziano in compagnia di un cane, che gli tirava pigne e sassi per farlo allontanare. Chiedendo informazioni in paese sull'uomo, si accorse che attorno a quel povero vecchio c'era una certa aurea di mistero. Questo diede lo spunto per il romanzo e la creazione del protagonista Adelmo Farandola.
Devo ammettere che questa spiegazione da parete dell'autore, all'inizio, ha rotto l'incanto della storia che avevo appena letto; ma poi ha reso ancora più reale, delineato e vivido il personaggio di Adelmo, perché mi ha portato a credere che allora esista veramente un uomo come lui (o molto simile) con una vita vera all'infuori delle pagine scritte. Ha reso tutta la storia molto più veritiera ai miei occhi e questo mi ha colpito ancora di più.

venerdì 14 aprile 2017

LETTERE DA... Enrico VIII


Il libro "Ti amo. Come lo hanno detto gli uomini famosi" continua ad essere una grande risorsa per questa rubrica, che ho aperto un po' così, per riempire i buchi diciamo, ma che vedo apprezzate molto e ne sono veramente felice.
Ogni pagina di questo libro mi fa scoprire un personaggio interessante, che ha fatto grandi cose e compiuto storiche imprese, ma ha anche amato tanto, con tutto il cuore, una donna (o più). Come colui di cui parliamo oggi, che ha fondato addirittura una nuova religione per poter sposare la donna che amava.

Enrico VIII (1491 - 1547) conobbe Anna Bolena nel 1526, mentre era ancora sposato con la prima moglie Caterina d'Aragona. Anna si rifiutava di diventare l'amante del re, così Enrico cercò di convincere il Papa a concedergli l'annullamento del matrimonio. Il Papa rifiutò e, dato che la Chiesa Cattolica di Roma non prevedeva il divorzio, Enrico ruppe ogni rapporto con Roma e fondò la Chesa d'Inghilterra, di cui divenne Capo Supremo.
Dopo sette anni di tumultuose vicissitudini, finalmente la coppia poté sposarsi nel gennaio 1533 e in settembre Anna diede alla luce la figlia Elisabetta (la quale poi diverrà Elisabetta I).
Nel maggio 1536 la regina Anna venne arrestata con l'accusa di aver commesso adulterio con diversi uomini. Giudicata colpevole, venne giustiziata per decapitazione alla Torre di Londra e, nello stesso giorno, il suo matrimonio con Enrico fu dichiarato nullo.
Undici giorni dopo Enrico VIII sposò Jane Seymour, la sola delle sue sei mogli a dargli un figlio maschio che gli sia sopravvissuto, Edoardo VI.

Ad Anna Bolena
Mia amata e amica,
il mio cuore e io ci rimettiamo nelle tue mani e supplichiamo di essere accolti nelle tue grazie, con la speranza che la distanza non possa diminuire il tuo affetto verso di noi, perché ciò accrescerebbe il nostro dolore e sarebbe un gran peccato dal momento che la tua assenza già ne provoca abbastanza, molto più di quanto abbia mai pensato di poter sentire. Questo richiama alla mente un evento astronomico, ovvero che più i poli sono lontano dal sole e più, ciò malgrado, il calore è intenso. Parimenti accade al nostro amore; l'assenza ha posto una distanza tra noi, eppure l'ardore aumenta, almeno da parte mia. Spero sia lo stesso per te e ti assicuro che nel mio caso il tormento dell'assenza è così grande che sarebbe intollerabile se non fosse per la salda speranza del tuo indissolubile affetto per me. Per rammentartene e perché non posso essere di persona in tua presenza, ti mando la cosa che più vi si avvicina, ovvero il mio ritratto inserito in un bracciale, un oggetto che già conosci, desiderando di essere al suo posto quando ti diletterà.
Dalla mano del tuo servitore e amico,
H. R. 

martedì 11 aprile 2017

GLI INSETTI SONO TUTTI A DORMIRE di Valerio Valentini

Questo mio spazio fatto di Appunti vorrei che fosse, oltre a un posto in cui confrontarci sulle nostre letture, anche una specie di vetrina dove scoprire piccole case editrici che propongono prodotti interessanti, che vale la pena prendere in considerazione, ma che purtroppo si conoscono poco a causa del mercato totalmente conquistato dai mostri della grande editoria italiana. Proporre un'alternativa valida a ciò che il mercato propone abitualmente.
Quindi, quando Valerio Valentini, attraverso gli addetti alla comunicazione Ileana e Marco, mi ha proposto di leggere la sua piccola raccolta di racconti, Gli insetti sono tutti a dormire (Edizioni La Gru), ne sono stata molto felice è ho accettato con piacere.


Le storie che si intrecciano tra le pagine di questo libro sono tracce emozionali di uomini e donne colti ad un bivio, in un fermo immagine che racconta ciò che i personaggi scelgono di essere. Tra amore e abbandono, tra conformismo e libertà, tra resistenza e resa, ognuno si aggrapperà alla propria idea di salvezza.
Sono storie di introspezione, di recupero della purezza del sé bambino, di uscita. Una sorta di Dubliners, di cui però Valentini rovescia la paralisi finale ricercando l'evasione dalla soffocante quotidianità.






Una raccolta di racconti brevi, dalla scrittura semplice ma non banale. Valerio Valentini non usa fronzoli o giri di parole, illustra semplicemente la storia che vuole raccontare e in poche righe va dritto al punto, ma spingendo il lettore a riflettere su ciò che ha letto.
Ognuno di questi racconti è un fermo immagine sulla vita di alcune persone. Brevi momenti, della durata di qualche ora o pochi minuti, che si svolgono esattamente prima di una grande decisione o di un avvenimento che cambierà per sempre la situazione, inquadrando i protagonisti in modo perfetto e realistico.

Come tutte le raccolte al loro interno si trovano racconti che possono piacere più di altri, per i motivi più disparati. Anche in questo caso mi è successo, tra questi 27 racconti, alcuni composti da sole poche righe, qualcuno mi è sembrato più riuscito di altri, ma solo per gusto personale.
Ad esempio, il racconto Carciofi che ha saputo toccare corde per me molto sensibili; oppure La pagina dello sport che racconta come tutto può cambiare e andare in frantumi in un attimo, ti distrai un secondo, non presti attenzione, e tutto cambia per sempre; o ancora Tavola calda dove ciò che colpisce è la scelta di narrare la stessa storia da diversi punti di vista, permettendo di avere un quadro più completo sulla situazione; anche il racconto Cattuboli, che ha all'interno la frase gli insetti sono tutti a dormire che da il nome alla raccolta, è carino, un po' malinconico; per arrivare a L'ultimo giorno di Phonola che fa chiudere il libro con un sorriso delicato sulle labbra.

Sono tutti racconti molto veloci da leggere, estremamente scorrevoli, ma che restano in mente per diverso tempo dopo aver terminato la lettura. Il lettore si ritrova a pensare alla vita di queste persone, come è continuata dopo il racconto? che cosa è successo? dove sono ora? Perché la sensazione è proprio quella che siano reali, che esistano veramente e che abbiano una vita vera al di fuori delle pagine.
Forse è stata solo una mia sensazione personale, e non era voluta dall'autore, ma a volte mi è sembrato di ritrovare dei personaggi: cioè personaggi che nei primi racconti facevano solo da sfondo, mi è sembrato di ritrovarli come protagonisti in racconti successivi (non tutti, ma alcuni), ma in momenti diversi della loro vita.
Non so se mi sono spiegata, e ripeto forse è stata semplicemente una mia impressione, ma la cosa mi è piaciuta e mi ha dato un certo senso di continuità.

venerdì 7 aprile 2017

SE ROMA È FATTA A SCALE di Alessandro Mauro

Il nostro #IndieBBBCafè dedica tutto aprile a Exòrma edizioni, che io ho incontrato l'anno scorso a Più Libri Più Liberi a Roma e di cui vi ho parlato in questo post.
Oltre ad alcune mie recensioni, come questa di Se Roma è fatta a scale, per tutto questo mese potrete trovare altri articoli riguardanti questo editore negli altri blog che partecipano al progetto, e più precisamente su LibrAngolo Acuto (dove potere trovare l'intervista a Silvia Bellucci - ufficio stampa della casa editrice), Letture Sconclusionate, Una banda di cefali, Paper MoonTararabundidee e elle con zero.

Le scale mettono in comunicazione un sopra e un sotto, talvolta diversi, qualche volta lontani o addirittura opposti.
Le scale sono spesso un'accelerazione del ritmo urbano, luoghi di transito; magari poco e per niente conosciute, quelle visibili e quelle nascoste, a due passi dalle vie più frequentate o infilate nel verde dei parchi, dal centro alla periferia.
Le scale di Roma sono certamente molte di più di quelle che Alessandro Mauro ci racconta in questo libro, ma non è concepito come una guida e non vuole essere un censimento: questi brevi testi letterari sono sguardi insoliti e geniali sulla città.
Sguardi dal basso o dall'alto di una scalinata, su luoghi storici come Fori Imperiali, via Giulia, Campidoglio, Ara Coeli, ma anche vere e proprie esplorazioni urbane nei quartieri più periferici di Roma.
"Sin dai primi giri, e dai primi testi, è apparso chiaro che andando avanti a scrivere di scale ne sarebbe in qualche modo venuto fuori un discorso su Roma: magari piccolo, e sicuramente parziale, ma inevitabile.
Alla base delle scale c'è la città, sopra pure; le scale stesse, ogni gradino, sono città, e appartengono a tutti. Non si scappa."

Attraverso dei brevi racconti, così si potrebbero concepire questi testi, Alessandro Mauro ci porta alla scoperta di una Roma diversa, particolare, vista da un punto di vista non convenzionale e originale: le scale che salgono e scendono la città eterna.
Brevi racconti leggeri, simpatici, concisi ma accurati, ci illustrano quasi un centinaio di scalinate, piccole e grandi, sparse per tutta Roma fino a toccare anche la periferia.
Si nota un lavoro certosino da parte di Mauro nell'osservare, prima di tutto, questi luoghi (a volte in momenti diversi della giornata), ma anche nel ricercare la storia di questi posti, gli aneddoti correlati e il significato intrinseco che hanno; svelando un'anima diversa della città che si esprime attraverso lunghe scalinate ripide o brevi discese composte da pochi gradini.
Tra settembre 2014 e febbraio 2016 l'autore ha girato per Roma guardando le più grandi e note scalinate e scovando quelle meno conosciute e poco frequentate. Una "missione", la sua, che rispecchia anche tutto il grande amore e rispetto che lui prova verso la sua città, una città bellissima ricca di storia e di passione.

È evidente che questo libro non vuole essere assolutamente una guida turistica, ma sono convinta che possa essere preso come spunto per chi voglia scovare dei luoghi particolari, che non ha mai visto nella grande città; o che voglia vedere alcune delle scale che percorre ogni giorno attraverso gli occhi di Alessandro Mauro, una sorta di nuova visuale sul quotidiano; oppure ancora per chi non conosce bene Roma, come me, che la vede solo da turista e non ci abita, e vuole essere guidato attraverso posti nuovi, curiosi e caratteristici da visitare e ammirare per la prima volta.

Un libro che affascina, richiamando alla memoria luoghi già visti, magari tanto tempo fa, oppure costruendo immagini nella mente di posti ancora da vedere, ma che appaiono magnifici e suggestivi. Un libro da leggere tutto d'un fiato, oppure da consultare ogni tanto per scoprire, volta per volta, un nuovo scorcio in una delle città più belle del mondo.
Il punto di vista cambia che tu sia in cima o ai piedi della scalinata, la percezione è diversa, le sensazioni mutano, ma indubbiamente ciò che vedi, che ti riempie gli occhi, è Roma in tutto il suo splendore.

mercoledì 5 aprile 2017

PESCABOLARIO di Andrea Bersani

Questo divertente manuale di pesca è stato messo in palio, in un Giveaway su Facebook, da Una banda di cefali. Devo ammettere che sono stata spinta a partecipare principalmente per la bellissima copertina... ma avete visto che splendore? Un capolavoro!!
Con mia somma gioia ho vinto io la copia cartacea di questo simpatico libro (accompagnata con un po' di incredulità perché non vinco mai niente!!).
Così ringrazio di cuore tutti i cefali, gente veramente simpatica credetemi, e Edizioni NPE per questo splendido regalo: Pescabolario di Andrea Bersani.


Un vero falso manuale sulla pesca redatto per lemmi in ordine alfabetico non stretto, ma largo quanto le maglie della memoria che ha determinato il fluire dei ricordi.
Tanti ricordi, tante avventure, tante riflessioni (anche serie), ma sempre stemperati dalla vena ironicoumoristica dell'autore.
Autore che ormai vanta più di cinquant'anni di esercizio alieutico, e altrettanti come artista visuale.
Leggete guardate sorridete, magari pescate. Poi.

Andrea Bersani, classe 1955, vive e lavora a Bologna.




Un simpatico "vocabolario" di termini relativi alla pesca che non si prende certo sul serio, anzi, è in grado di far scaturire le prime risate nel lettore già dalle prime pagine, e più precisamente dalla prefazione di Massimo Giacon.
Potrete vedere con piacere che è un'edizione molto curata, fatta molto bene, e arricchita da alcuni disegni simpatici di pesciolini dai grandi occhi a palla e vermi carini.
Naturalmente non essendo un romanzo, ma solo un elenco di voci in ordine alfabetico, si può decidere di leggerlo in due modi: se siete ossessivo-compulsivi come me, lo leggerete tutto di seguito; oppure potete decidere di saltare da una voce all'altra, senza un ordine, magari cercando definizioni che suscitano interesse e curiosità.

Sono più che altro termini tecnici e non della pesca, in ordine alfabetico, a cui sono associati aneddoti divertenti dell'autore e sue personali riflessioni serie e meno serie.
Si parte, naturalmente, dalla A di Amo - e sono rabbrividita leggendo le disavventure che una persona può avere con i vari tipi di amo da pesca - per arrivare infine a Z di Zanzare - inevitabili compagne quando si passa molto tempo in prossimità di uno specchio d'acqua - passando per l'attrezzo cardine di questo sport, cioè la Canna; il Gilet, indumento multi-tasche portato dai pescatori; la Pastura per attirare i pesci a sé; il Sonno perché "chi dorme non piglia pesci", ma anche chi non dorme non è così lucido da prenderne; e anche una serie incredibile di tipi di pesci che io sinceramente ignoravo l'esistenza.

Piccolo aneddoto personale:
mio zio era un appassionato pescatore, aveva tutta l'attrezzatura necessaria comprese delle bellissime esche colorate e gommose che mi appassionavano molto. Un pomeriggio in cui mia nonna era impegnata, e quindi non poteva occuparsi di me, fui costretta ad accompagnare lo zio a pesca. Mentre lui si sistemava sul bordo del fiume ad attendere i pesci, mi fu intimato di sedermi e stare immobile, senza far rumore, altrimenti avrei spaventato i pesci. Oggi capisco benissimo che probabilmente mio zio l'abbia detto per non stare continuamente a controllare cosa facevo e magari evitare anche che mi facessi male (anche lui era poco propenso a trascorrere il pomeriggio con me). Ma non si può obbligare una bambina di sei/sette anni a stare ferma immobile per più di due ore. Dai, non si può!
Non mi sono mai annoiata tanto in tutta la mia vita.
Probabilmente se avessi avuto questo manuale con me all'epoca, il tempo trascorso in riva a quel fiume non mi sarebbe sembrato così lungo e l'esperienza oggi avrebbe un significato diverso per me. Ma in realtà, quel giorno, seduta a terra a contemplare esche di tutti i colori possibili, giurai solennemente che mai e poi mai sarei tornata con mio zio a pescare!!

Sicuramente, grazie a questo divertente manuale che può essere visto anche come una raccolta di racconti brevi con un tema comune, oggi conosco un po' di più questo sport e tutto ciò che vi ruota attorno, che ne fa parte nel bene e nel male. Ma non credo che lo proverò mai. Sono più che sicura che non mi vedrete mai con stivali e canna da pesca, immersa fino alle ginocchia nell'acqua di un fiume in attesa che un pesciolino (sicuramente minuscolo) abbocchi al mio amo (probabilmente anche per via dell'esperienza personale sopra citata).
Continuerò però ad apprezzare moltissimo un'esperienza parallela e complementare alla pesca, ovvero il risultato finale di questa attività: un'ottima e ricca cena di pesce.

venerdì 31 marzo 2017

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO di Shirley Jackson

Non sono molto a mio agio con questo genere di letteratura. Quindi per avvicinarmi e prendere confidenza sto facendo dei piccoli passi (come questo piccolo libro). Soprattutto in previsione di ottobre, mese in cui tutte le mie letture saranno di questo genere, e anche peggio, per festeggiare alla fine Halloween.
Mi sono convinta di leggere Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson forte del fatto che non l'avrei letto da sola (perché in queste circostanze ho davvero bisogno di sostegno), ma con il gruppo di lettura di Federica Frezza, su Youtube come Prismatic310 (domenica sera ci sarà la live a riguardo).

La diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo, nella persona del cugino Charles, si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.
Ma il malessere ci invade via via, disorientandoci.
Anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante di quanto non circoscritto ai "cattivi", ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Il romanzo L'incendiaria di Stephen King si apre con la dedica: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce".
E sembra proprio così. La narrazione appare discreta, delicata e sottotono. Una storia che comincia con toni sommessi e tranquilli, per poi scivolare nell'inquietudine e nell'angoscia. Il fatto che tutto si svolga all'interno della casa da anche un certo senso di claustrofobia.

La scrittura di Shirley Jackson è diretta, senza fronzoli, asciutta, ma che sa trasmettere forti emozioni, senza clamore, senza ostentare, senza appunto alzare la voce.
La prima metà è scorrevole, si legge in fretta e avidamente; mentre la seconda metà trasmette un certo senso di panico e angoscia e mi sono ritrovata a centellinare le pagine che mi mancavano, per non finirlo troppo in fretta, ma anche perché avevo bisogno di fare delle pause. Sì, ve l'ho già detto, sono una fifona e mi lascio impressionare facilmente.

La protagonista, Mary Katherine, è un personaggio curioso e sensibile, con il quale si entra in empatia sin dalle prime pagine. Ha una serie di credenze e superstizioni che sono veramente affascinanti e centrali per lo svolgersi della storia. In più è così protettiva nei confronti della sorella maggiore Constance, capendo i suoi sentimenti e le sue preoccupazioni guardando un semplice gesto, che appare veramente tenera e servizievole. La complicità tra le due sorelle è incredibile e quasi palpabile, possono capirsi solo con uno sguardo, e questo le rilega in un mondo tutto loro "la luna" dove si ritrovano sempre e sono tranquille.
Grazie anche ai siparietti simpatici di zio Julian le situazioni acquistano una parvenza di comicità, ma il grande terribile segreto, che accomuna i tre abitanti della casa, aleggia costantemente in tutto il romanzo e non permette mai di lasciarsi andare a vere e proprie risate, ma più che altro a sorrisi maliziosi.
Il personaggio di Charles, il cugino, è veramente odioso e fastidioso; arriva all'improvviso, si comporta da padrone e a te lettore viene solo da chiederti: "ma questo cosa cavolo vuole?".

In tutto il libro non ci sono dei veri personaggi buoni o cattivi. Ognuno di loro, anche quelli che compaiono solo una volta, sono ambigui e c'è un continuo alternarsi di ruoli.
Il romanzo gioca costantemente sul concetto di male, quella cattiveria che è dentro ognuno di noi, che può portarci a commettere atti indicibili se solo la lasciamo andare.
Tutti i personaggi a un certo punto commettono degli atti cattivi, sleali e vili, per poi tentare di tornare sui propri passi e sistemare le cose. Il fatto che a tutti è concessa una seconda possibilità è fondamentale, non dobbiamo limitare il nostro giudizio a una sola azione commessa da qualcuno, ma guardare oltre e permettergli di migliorare la situazione, anche a modo suo.